martedì 16 marzo 2010

Benny's Video

7
1992, Michael Haneke.

Dopo aver visto lo splendido esordio di Haneke con "Il settimo continente", primo della Trilogia della Glaciazione, non potevo non riprovare a vedere questo, il secondo della trilogia. Alla prima visione mi aveva talmente rotto nella parte iniziale che l'avevo interrotto.

Stavolta ho retto fino alla fine, anzi arrivato al punto d'interruzione ho cominciato a vederci chiaro, e m'è piaciuto, molto!

Benny è un adolescente di città con la mania dei video, sia di guardarli che di produrli. Ha apparecchiature in abbondanza. La "fissa" è per le riprese di situazioni di morte. Un video che ha fatto nella fattoria di proprietà dove vanno ogni tanto, che riprende l'uccisione di un maiale per la macellazione, è il prodotto che più ama e di cui è più fiero.

Fuori da una videoteca, in un week-end che è solo in casa, incontra una ragazza con cui fa amicizia. La invita a casa sua, le mostra le sue meraviglie tecnologiche, poi tira fuori una pistola da mattatoio e sfida la ragazza a sparargli. Lei non lo farà, ma quando sfiderà lui non riceverà la stessa cortesia. Un omicidio assurdo e senza senso, perpetrato con infantile efferatezza. Una camera fissa sul monitor di Benny che riproduce la sua videocamere, fissa anch'essa. Una sequenza che bisogna vedere per comprenderne la Glacialità.
Non un pianto, né un pentimento. Un ragazzo stranito e straniato che termina il week-end in discoteca. Quando i genitori scopriranno l'accaduto, passato lo sgomento, studieranno come coprire tutto. Benny partirà per un viaggio con la madre mentre il padre (il bravissimo e compianto Ulrich Mühe) farà pulizia...

Non c'è un perché. Questo il tormento che rimane anche ai protagonisti.

Quello che c'è, un tormentone che percorre tutta la storia, è la continua riproduzione di giornali e cinegiornali che riportano fatti di cronaca e di politica del momento. Non ho potuto evitare di tracciare un nesso tra quel profluvio di violenza presente nei notiziari e quella circoscritta in casa di Benny. "Dove sta la differenza?" ci si potrebbe chiedere. E' come se Haneke avesse portato, con proverbiale asciuttezza (riprese non definite, colori scarni, musiche assenti, piani sequenza a profusione) la violenza mondiale in una dimensione casalinga.

Diventato famoso con Funny Games, in realtà questi suoi primi 2 film per violenza e crudeltà gratuita, o sarebbe meglio dire inspiegabile, a mio parere lo superano di gran lunga.
Visione obbligatoria per gli Hanekeiani.


7 commenti:

  1. dalla trama mi vengono in mente un sacco di titoli che hanno tematiche più o meno simili, ma forse tutti successivi a questo film. un qualcosa di simile (ma solo molto lontanamente), che ha come tema la normalità della violenza (o comunque le conseguenze distruttive che l'accumulo di violenza fino al punto di saturazione ha sulla psiche umana ) antecedente a questo potrebbe essere "Perchè il signor R. è diventato matto?" (1970) di Fassbinder.
    Sull'ossessione per le immagini di morte, nell'horror troviamo tantissimi esempi, il più recente che mi viene in mente è "Ab-normal Beauty" (2004), che però purtroppo è orrendo...Ma questo film mi ricorda per certi versi anche "Elephant" di Gus Van Sant. E anche se non centra nulla, mi ha ricordato il caso (vero) di quel cannibale giapponese che invitò una sua compagna di università a casa sua, le sparò e ti lascio immaginare cosa ne fece...

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  2. Fassbinder... me ne mancano ancora un po' del maestro. Non so, hai citato film che non conosco.
    Certo che su quel "bravo" jap un filmetto ce lo potrebbero fare! :P

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  3. Questo Haneke mi mancava, e pur nel suo crudo sensazionalismo lo trovo assai interessante, e potrei anche finire col vederlo. Quando l'altro giorno mi spingevo a parlare di "disonestà intellettuale" mi riferivo a NIENTE DA NASCONDERE, un film che per mettere il dito nella piaga del senso di colpa francese verso l'Algeria, invece del dito ci mette... un forcone arrugginito e incandescente. Credo che neanche un regista algerino integralista islamico avrebbe potuto fare del personaggio di Auteuil un così improbabile, ridicolo, irritante mostro di meschinità, insensibilità, stupidità e vigliaccheria, finendo col renderlo così insopportabilmente caricaturale da caricaturizzare la stessa (fanatica?) ideologia del regista. Ricordo che dopo averlo visto ne buttai giù una recensione velenosissima, ma purtroppo non mi riesce più di rintracciarla nei troppo intasati meandri del mio computer di grafomane... :D

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  4. E' un film che ho recensito: http://robydickfilms.blogspot.com/2010/01/niente-da-nascondere.html
    e m'è piaciuto molto! :)
    Quando trovi la tua recensione mi farebbe piacere se la accodassi in quel post.

    Capisco cosa intendi, ti sei spiegato benissimo. Non solo, credo anche che quello che dici non fa una piega. Haneke è definito Il Disturbante da tutti, fan e detrattori e tutte le sfumature intermedie di spettatori. Un mio caro amico che lavora nel mondo del Cinema e dei Video mi ha detto che non lo sopporta perché gioca coi sentimenti degli spettatori. Condivido anche il suo giudizio.

    "E quindi?" mi dirai. E quindi non so come dire che a me, per le stesse ragioni, piace. E' una specie di confessionale laico per l'occidente, anche il (mitico!) Lars Von Trier ha questo atteggiamento. Non te la cavi però con 2 pater e 3 ave, e tanto meno c'è un liberatorio ego te absolvo. Non ci sono sconti.

    Ah, se guardi "Il tempo dei lupi" ( http://robydickfilms.blogspot.com/2010/01/il-tempo-dei-lupi.html ), e lo reggi fino alla fine, rafforzerai ulteriormente il tuo giustificatissimo parere :D

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  5. Constato che comunque Haneke, nel bene e nel male, attira e affascina. Adesso grazie a te scopro che prima di Funny Games c'è la trilogia della glaciazione, cioé le origini del cinema di Haneke. Cercherò di vedere qualcosa, anche se temo che per me sarà dura...
    Colgo l'occasione della citazione di Alessandro per consigliarti di approfondire un po' la filmografia di Van Sant oltre l'ultimo eccellente Milk, ne vale la pena.
    Elephant poi secondo me è un capolavoro. Lì si tratta di una storia vera e il taglio apparentemente documentaristico (il massacro di Columbine), mi ha svuotato l'anima più di Funny Games.

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  6. Milk m'è piaciuto parecchio! Seguirò sicuramente il consiglio. :)

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