sabato 3 gennaio 2009

Elling

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2001, Petter Næss.

Elling ha sempre vissuto in casa. La madre muore e viene portato in un istituto dove stringe una grande amicizia con Kjell, compagno di stanza.
Decisamente una coppia ben assortita.

Elling è fine e colto, amante dei libri e della poesia, non saprebbe piantare un chiodo in un muro. Ha un'ansia incontrollabile e mille fobie. Cerca spiegazioni per tutto e giustifica con forbita dialettica anche i suoi atipici comportamenti, dei quali ha chiara coscienza.
Kjell è quasi analfabeta ma è pieno di energia, enorme fisicamente. Un vero homo faber, capace di produrre opere artigianali di pregio come di riparare qualunque cosa. Uomo semplice nei modi come nei sentimenti.

Dopo due anni di clinica psichiatrica, il governo norvegese offre ad entrambi l'opportunità di condurre vita "normale" in società. Concede loro un appartamento in centro ad Oslo, un vitalizio ed un assistente sociale. Dopo una traumatica fase iniziale, entrambi troveranno modo e coraggio di uscire dal loro isolamento. Kjell troverà un amore ripagato ed Elling farà conoscenza con un importante intellettuale.

I film che trattano la malattia mentale, se da un lato possono disporre di un soggetto affascinante, dall'altro possono scadere nella banalità. Si può commuovere lo spettatore in modo scontato così come lo si può far sorridere sulle, sempre scontate, stravaganze dei "matti". E' un rischio reale.
Questo film è sempre sul filo del rasoio, da questo punto di vista, ma ne esce tutto sommato bene. C'è delicatezza e rispetto per i 2 personaggi, perde un po' in realismo nel finale, forse troppo ottimistico, guadagnando molto nella commedia con momenti estremamente esilaranti.

Film simpatico, leggero e divertente.
E' anche molto interessante. Il modo in cui la Norvegia segue i malati psichiatrici, almeno alcuni di loro, è esemplare.
Merita una visione.

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