domenica 25 gennaio 2009

L'appartamento

2

1960, Billy Wilder.

Jack Lemmon è Baxter, impiegato in una immensa compagnia di assicurazioni, è scapolo ed ha un piccolo ma grazioso appartamento che concede ai suoi dirigenti per i loro incontri galanti extra-coniugali.
Shirley MacLaine è Fran, una semplice ascensorista nella stessa compagnia, bellissima e single. Anche Baxter è single, ed è innamoratissimo di Fran.

Fran sembra inavvicinabile per tutti. Quando Baxter, grazie anche alla carriera che i suoi servigi gli procura, acquisirà il coraggio di approcciare la ragazza, scoprirà tristemente che anch'essa è ospitata a volte nel suo appartamento, da un grande dirigente, lo stesso che provvede alla sua carriera. E' una storia "seria" però, almeno lo è per la ragazza, e molto. La trama, solo comica e sarcastica fin ad ora, comincia a questo punto a prendere anche connotati drammatici.
Il finale? Per una volta, senza violenza e con allegria e commozione, è quello che si vorrebbe vedere in queste storie dove le persone più umili subiscono prepotenze.

5 Oscar: miglior film, sceneggiatura, scenografia, montaggio e regia. A detta di tutti, però, anche i 2 attori protagonisti, davvero grandiosi, avrebbero meritato anch'essi l'oscar. Regia, soggetto e sceneggiatura di Wilder stesso, decisamente "un grandissimo".

E' un film di composizione strutturale perfetta. I tempi, gli eventi, tutto ha un ritmo preciso, continuo. Lezione di Cinema memorabile, Storia della Settima Arte.
Film studiatissimo, cercate pure in giro le curiosità che lo riguardano, come alcuni espedienti utilizzati da Wilder per enfatizzare al meglio, ad esempio, le ciclopiche dimensioni dell'azienda.
Non dimentichiamo poi l'anno di uscita del film, che contiene non pochi elementi di denuncia delle condizioni lavorative dei cosidetti colletti bianchi.

Visione obbligatoria per chi ama Il Cinema.

2 commenti:

  1. Uno dei film preferiti di mio padre. E una delle poche cose su cui io e lui ci troviamo d'accordo... :D

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  2. Eh, difficile che questo film possa non piacere. Effettivamente è uno dei rari casi che mette d'accordo cinefili e spettatori meno "impegnati".

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