giovedì 29 gennaio 2009

Gli innocenti dalle mani sporche

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1975, Claude Chabrol.

Lui è un uomo ricchissimo e alcolista, vive di rendita a Saint Tropez con una moglie bellissima e molto meno attempata, che non può saziare sessualmente. Arriva casualmente un giovane e squattrinato scrittore, s'innamorano. "Tanto non vivrà a lungo" pensano i 2 amanti, e così decidono di farlo fuori. Il giovane scappa e lei sola ad affrontare le inevitabili indagini. Sulla donna e sull'amante cadono subito i sospetti, ma tante cose non quadrano...

E fin qui tutto bene, un bel giallo, ma siamo appena a metà film. Poi è un continuo cambiar volto alla storia, i personaggi invertono continuamente i ruoli, la vittima diventa l'omicida, e poi ancora.
Tutti possono fare tutto. Tutto può essere diverso da come appare e pur sempre coerente. Questo sembra dirci. Voyerismo, violenza, alcolismo, avidità, maschilismo misogino, una sequela di anti-virtù fa da collante alle vicende in continuo mutare.
La donna, l'unica che compare in tutto il film, la sola che catalizza le colpe che tutti i maschi le addossano, sopravviverà in qualche modo e chiuderà il suo incubo tornando sé stessa, disperatamente sola.

Ecco un grande Chabrol, che fa scuola.
Lezione di regia, talmente pregnante da oscurare, da distrarti, dalle pur splendide interpretazioni di una coppia eccezionale: Rod Steiger e Romy Schneider.

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