domenica 11 gennaio 2009

La morte corre sul fiume

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1955, Charles Laughton.

Matteo 7:15-20 "Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l'albero cattivo fa frutti cattivi. Un albero buono non può fare frutti cattivi, né un albero cattivo far frutti buoni. Ogni albero che non fa buon frutto è tagliato e gettato nel fuoco. Li riconoscerete dunque dai loro frutti."
Questo l'incipit.

Un infernale Robert Mitchum interpreta Harry Powell, falso pastore protestante che vaga in costante ricerca di vedove ereditiere da uccidere. E lo preannuncia parlando con dio, una specie di misogino maniaco. Viene arrestato per il furto di un'auto ed in carcere conosce un uomo che ha appena ucciso 2 persone per derubarle e che, prima di essere arrestato, lascia il ricco bottino ai 2 figli piccoli facendosi giurare che a nessuno, nemmeno alla madre, avrebbero rivelato dei soldi.
La "provvidenza" porta l'uomo, condannato a morte, in cella con Powell. L'uomo parla nel sonno e Powell individua presto la prossima vedova da uccidere... inizia l'incubo per i 2 bambini.

Tanti personaggi tipici dell'America d'inizio XX sec., con connotati altrettanto tipici di personaggi che non di rado si trovano leggendo fiabe, si susseguono in un'opera che fa coesistere noir ed appunto fiaba drammatica, con una narrazione brillante, ritmica. Ve li lascio godere tutti.

Film d'una bellezza impressionante. A mio parere, Capolavoro Assoluto.
La storia è sempre avvincente, non conosce soste.
Dopo l'omicidio della madre dei bimbi, però, diventa un quadro impressionista. Ogni fotogramma lo è. Mai mi era successo d'interrompere la riproduzione di alcune scene per rivederle più e più volte solo per godere della bellezza delle immagini in un bianco e nero perfetto. Molti fermo-immagine me li sono salvati e già adornano il mio desktop.
Non sono solo studi di fotografia, compiacimento di tecnici. C'è arte, messaggio.
Shelley Winters, l'attrice che interpreta la madre dei bambini, sembra una madonna che raccoglie le cattiverie del mondo, nel fondale, legata alla macchina, la gola aperta da parte a parte, gli occhi che sognano. Quei capelli che ondeggiano nella corrente delle acque del fiume come le alghe... quel viso puro è lo specchio della consapevolezza di cosa stava accadendo, poco prima di morire.
La lunga corsa nel fiume dei bambini in fuga. La fiaba drammatica, gli animali dalla riva che li vedono scorrere, la luce della luna. Una ragnatela in primo piano illuminata come una luminaria festiva li vede scorrere dormienti sulla barca, nel buio. Quando arrivano in una piccola radura, con una casa ed una stalla, l'ombra di una gabbia con un canarino nell'unica finestra illuminata, ti vien voglia di gridare per la meraviglia della scena. La forza dei bambini, la loro caparbietà, la loro capacità di soffrire, scopriremo poi.

Che tutti gli Dei dell'Olimpo si riuniscano, in ossequio ad un'opera degna, più che degna, di loro.

2 commenti:

  1. ed ecco un altra aggiunta alla lista, conoscevo il film ma non l'ho ancora visto, sarà una occasione in più per soffermarmi alla visione :)

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  2. all'epoca non mettevo i frame nelle rece, ma più di uno di questo film s'è alternato per parecchio tempo negli sfondi del mio desktop.
    capolavoro in tutti i sensi.

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