lunedì 12 gennaio 2009

Gli amanti crocifissi

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1954, Kenji Mizoguchi

Film veloce, intenso, corre e rallenta quando serve, ti trasporta con sé.
Musica e ritmo del teatro ongaku, quei tamburi e quelle corde gutturali ti caricano di pathos.
Un gioiello del cinema giapponese.
Storia tratta da Chikamatsu Monogatari (Una storia di Chikamatsu), testo di teatro del drammaturgo Chikamatsu Monzaemon (XVII - XVIII sec.).

Mohei e Osan.
Il Giappone è nel pieno del suo medioevo. Vigono leggi dure e rigidissime. Una di queste prevede che gli adulteri, se non si suicidano, debbano essere pubblicamente crocifissi.
Il padrone di Mohei, pittore-artigiano di pergamene, è lo Stampatore ufficiale della corte di Kyoto, uomo molto ricco, autoritario. Osan è la giovanissima moglie del padrone. Fra di loro non c'è nulla se non amicizia e rispetto, ma un clamoroso equivoco li trasformerà in amanti. Prima sarà solo equivoco e fuga, poi durante la fuga si scopriranno davvero amanti, d'un amore incontrollabile che supera ogni paura, ogni timore per le possibili conseguenze.

La bruma su quel fiume li mostra soli, in un universo totalmente ostile piangono la loro felicità.
Amanti già morti navigano acque calme che solo loro sembrano increspare.
Le mani unite, in quell'amore eterno sublimano nel dolore lacrime dolci che accarezzano visi angelici, lucenti.
Sullo sfondo due croci daranno senso alle loro vite e puniranno, almeno una volta, il pubblico.

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