mercoledì 17 marzo 2010

Antarctic Journal

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2005, Yim Pil-seong.

Scopo di un gruppo di esploratori coreani raggiungere a piedi il "Pole of inaccessibility" in Antartide. Devono arrivare prima del sopraggiungere della notte polare.
Il gruppo parte bene e con piena fiducia nel capitano (interpretato dal sempre bravissimo Song Kang-ho). Quando comincia qualche difficoltà trovano un diario scritto da una spedizione inglese di 80 anni prima. Nascono dubbi, malumori, cominciano ad avere inquietanti visioni e soprattutto cominciano, uno ad uno, a morire. Capita di tutto. Se il congelamento di un piede è spiegabile (in quelle zone si raggiungono anche i -80°) molto meno lo sono le improvvise voragini che si aprono nel pack, gli occhi senza testa intorno che galleggiano sotto il pack, strane ombre e creature. La spedizione inglese, della quale dal diario non si capisce che fine abbia fatto e con quali risultati, sembra ripetersi nel gruppo coreano...

La follia del capitano, che ha origini nella sua vita passata che vive in ogni istante come in una dimensione parallela, nel frattempo ormai arrivato al culmine del delirio, porterà al limite la situazione. Se sono riusciti a raggiungere il P.O.I. ve lo lascio scoprire.

Gustatevelo pure in coreano sottotitolato dalle anime pie di volontari. In Italia non è uscito. Pur senza essere superlativo, è un discreto film. Non girato in Antartide ovviamente, ma in Islanda e con un budget significativo.
La prima parte si compiace un po' troppo delle splendide immagini e della fotografia, poteva essere più breve ed intensa. La seconda, quando il diario comincia a produrre i suoi effetti destabilizzanti migliora e comincia ad intrigare. La terza ed ultima invece è notevole ed appaga per tutto il resto.

Fin troppo facili le analogie fra il P.O.I. e i "p.o.i." della vita, basta far lavorare un minimo la quota "orientale" del proprio cervello.
Mi ha colpito invece moltissimo, nel senso che quel momento ha trovato un bersaglio facile nella mia testina, la considerazione che in fondo, anche quello, non è nient'altro che un punto come tanti del pianeta. A che scopo darsi tanto da fare per raggiungerlo, cosa mai si potrà comprendere, che valore aggiunto porta alla vita? Domanda irrisolvibile, una di quelle che qualcuno definirebbe Circolari: domande a cui si risponde con domande, quindi mai una risposta, un cerchio senza fine.
Stop, mi fermo qua, magari nel parlo in Fanfare, se mi ricordo, di qualche riflessione ispiratami da questo e da altri film che visto.

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