domenica 14 marzo 2010

San Michele aveva un gallo

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1973, Paolo e Vittorio Taviani.

Ritratto in trittico dell'internazionalista anarchico Giulio Manieri: quando era a capo di un gruppo di insurrezionalisti intorno al 1870; durante i primi 10 anni di prigionia trascorsi in totale isolamento; il viaggio di trasferimento in una prigione per detenuti politici nella laguna veneta.

La prima parte è curiosamente dolce e pacata. Un "assalto" ad un paese per liberarlo dai gioghi dell'autorità e dei proprietari può far pensare a lotte furibonde. Invece la banda entra in paese, seppur armata, con il fondamentale intento di propagare la loro ideologia, ci saranno sì dei morti, ma quasi fatalmente.
La terza, forte e poetica, è tutta in barca sulla laguna, con delle bellissime immagini tra l'altro. Giulio incontra un gruppo di giovani condannati, loro però marxisti. Pur in quella condizione, e dopo 10 anni d'isolamento, la sua smania di scambiare pareri ideologici è irrefrenabile. Sarà un incontro-scontro che lo ferirà, lui fermo sul suo ideale di socialismo assoluto, ideale da incarnare in ogni uomo, ed i giovani più "realisti", che puntano ad un sovvertimento dell'ordine costituito. Tutto da studiare...

Ma dove il film, che m'è piaciuto tantissimo, tocca il vertice è durante la prigionia. 10 anni senza mai uscire dalla cella, senza ora d'aria, senza libri né carta, senza visite, senza mai una variazione nemmeno nello scarno mangiare. Il silenzio assoluto è interrotto dal suo continuo pensare ad alta voce nel quale rivive i momenti significativi della sua vita e delle sue scelte, come le riunioni coi compagni, o i semplici momenti di vita quotidiana. E' un pezzo epico, l'ideale che tiene vivo l'uomo è molto difficile da rappresentare ed i Taviani ci sono riusciti magistralmente.

Prossimamente vedrò Allonsanfan, altra storia ma strettamente imparentata.

Decisamente da vedere.


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