lunedì 29 marzo 2010

Graveyard of Honor

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2002, Takashi Miike.

Inedito in Italia, è la storia di uno yakuza che, cominciata la sua "carriera" in modo casuale finisce per diventare un cane sciolto ingovernabile.

Rikuo Ishimatsu entra in un clan per aver salvato il suo capo da un'aggressione omicida. Immediatamente diventa un pupillo anche se i suoi modi duri e spietati, la sua violenza disumana,
non trovano apprezzamento negli altri membri, inoltre è soggetto ad invidie. Durante una permanenza in carcere fa amicizia con un capo clan rivale anche se non nemico, col quale stringe un rapporto di fratellanza. Quando uscirà dal carcere Rikuo tornerà nel suo clan, solo che per un malinteso si sentirà tradito dal suo capo e lo ferirà quasi mortalmente. Si rifugerà dall'amico conosciuto in carcere, che lo difenderà dal clan d'origine che lo vuole morto. E non siamo arrivati nemmeno ad un terzo della trama...

Quella di Rikuo è un'epica dell'inferno, nemmeno immaginabili gli errori di valutazione che lo porteranno a farsi nemico ogni yakuza di Tokyo e solo la cameriera che aveva violentato agli inizi, ormai succube totale di lui, gli sarà sempre fedele, insieme all'amico del carcere, il solo a difenderlo nell'ambiente yakuza fino a quando gli sarà possibile. Per il resto diventerà scomodo e molto pericoloso per chiunque, un'iradiddio. Droga ed alcool lo chiuderanno definitivamente in un tunnel terribile.

Un film particolare, ma quale film di Miike non lo è? Parte con scarso appeal, sembra quasi una fiction nei primi minuti, poi è un crescendo di delirio che sembra non debba mai finire. La scelta delle riprese, anche le musiche, richiamano spesso al Noir alla Melville, poi lo stile complessivo è invece quello del Noir alla Miike, dove non ci si concede riserbo alcuno, nemmeno nei momenti più violenti, e qua e là scorrono torrenti di sangue.

Grandioso! Assolutamente imperdibile a mio parere.

Una breve considerazione...
La yakuza, in tutti i film jap (si veda anche i film di Kitano ad es.) che ho visto parlarne, ne esce sempre con l'immagine dello schifo che è, la sola possibile, anche quando come in questo caso il titolo rimanda al sentimento dell'Onore. Anche da noi quei criminali assassini catalogati in mafia, camorra, 'ndrangheta e compagnia, perlomeno i siciliani solevano chiamarsi uomini d'onore. Onore di che poi? Di ammazzare e sopraffare? La parola Onore è abusata, usata come sedativo.
Quello che m'importa evidenziare è che, a parte quella meraviglia di Gomorra, o anche I cento passi e Fortapàsc, i nostri film (e pure quelli americani!) raramente mostrano il vero volto, violentissimo e sanguinario, di queste associazioni. Quando dico che film tipo "il padrino" mi hanno fatto incazzare le persone mi guardano sorprese se non storto, ma la ragione è tutta lì: quelle merde di ominidi non sono eroi, non hanno morale, né valori, nessun rispetto per la vita umana e la convivenza civile, non hanno carisma... fanno schifo e basta. Persone dal QI ignobile, o più probabilmente guidate da interessi personali, si preoccuparono del fatto che Gomorra potesse nuocere all'immagine di Napoli e dell'italia. Ma quando mai!! Quello che nuoce è non ritrarre la mafia per quello che è!!! A loro, personaggi noti e meno noti che la pensano in quel modo, un solo saluto mi è spontaneo: 'fanculo.

Il Cinema è un messaggio facile ed universale alla portata di tutti, può fare la sua parte e la può fare bene o male. Desidero tanto che trasmetta, anche con trame e storie diverse, la giusta realtà della mafia. Non posso pensare alle risate che si fanno i provenzano e i riina guardando il padrino. Fatemi vedere, ma vedere davvero, i bambini che si sciolgono nell'acido, i corpi deturpati di capaci o via d'amelio, gl'incaprettati. Mostriamo anche le immagini scioccanti! 

Mi sono sfogato un po', questo pensiero me lo tenevo dentro da parecchio.
E' eRuttato.


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