venerdì 12 marzo 2010

Little Miss Sunshine

7
2006, Jonathan Dayton, Valerie Faris.

Una famiglia modello allargato pittorescamente assortita: padre motivatore professionista, madre casalinga paziente di fatto un mostro di tolleranza, un figlio che ha fatto voto di non parlare fino a quando non realizzerà una certa cosa, una figlia dolcissima che ambisce a vincere un concorso di bellezza di categoria, uno  zio fratello della madre gay e massimo esperto in america di Proust, nonno paterno sesso-fissato e sniffatore d'eroina che fa da capo coreografo alla nipote.

A bordo d'un vecchio pulmino VW anni '60 stile figli-dei-fiori faranno un viaggio degno di loro, per imprevisti e bizzarrie d'ogni sorta.
Pur con qualche retrogusto drammatico, è un film divertentissimo...

E non è per niente banale. Se volessi sintetizzarlo in una definizione breve mi verrebbe da dire: anti-edonista.
Con la fissa dell'antagonismo tra vincenti e perdenti (molto americana 'sta cosa!) rappresentata dal padre-motivatore nel suo tormentone che propina continuamente alla famiglia tutta, in realtà ci viene rappresentata la gioviale, e Vincente, convivenza che si può realizzare in una famiglia composta unicamente da perdenti.

Il finale è decisamente emblematico e di lunga durata. Tra bambine che sono la versione bonsai, semplicemente in scala 1:3, di ballerine, cantanti e show-girl, la semplice Holly, con quella pancettina che straripa dal primo costumino di presentazione, appare subito come un fattore di disturbo. Dirà bene il ragazzo, che nel frattempo ha ripreso l'uso del verbo: "il mondo è tutto un concorso di bellezza", e subito cercherà di convincere la sorella a rinunciare a proseguire nel concorso, ma Holly darà una lezione a tutti.

Bello bello! Mi sono svagato e divertito, con una dose non eccessiva di cervello stimolata a dovere.
Molto belle le musiche modernamente folk di Mychael Danna.

Decisamente da vedere.


7 commenti:

  1. L'ho visto (un po' prevenuto dato l'argomento, già odio le gare di miss in generale, figuriamoci con bambine piccole) ed è piaciuto anche a me. Non era facile tirarne fuori un film carino, divertente, graffiante e al tempo stesso tenero, perché nel trattare un tema simile rischi o di essere troppo "contro", e ne verrebbe fuori un prodotto esageratamente moralistico, oppure troppo "adesivo" alla cosa, e allora ne verrebbe fuori un prodotto insulso, banale e odiosamente berlusconesco. Complimenti al regista.

    RispondiElimina
  2. a me è piaciuto parecchio. anti-edonista mi sembra la definizione più appropriata: qui si mette una pietra sopra agli anni 80 di reagan, nonchè a tutti i film di argomento attinente (con lieto fine), tanto diffusi in quel periodo. e, cosa da non sottovalutare, senza prodursi in una morale forzatamente "educativa".

    RispondiElimina
  3. verissimo ragazzi. più che 2 commenti ho letto 2 estensioni della recensione che condivido appieno.
    grazie. :-)

    RispondiElimina
  4. Concordo. Anche a me il film è piaciuto molto. Ho adorati i personaggi, tutti estremamente caratterizzati, al limite del consentito.

    Un film poco impegnativo, ma allo stesso tempo che stuzzica qualcosa.

    RispondiElimina
  5. il nonno è un mito! poi alan arkin fa pure una parte molto simile in un altro film molto sullo stile di questo qua: sunshine cleaning.
    bella commediolina indie che fa sorridere e pensare.

    RispondiElimina
  6. ad arkin gli piacciono i "sunshine" insomma :D

    RispondiElimina