giovedì 25 marzo 2010

Female Prisoner #701: Scorpion

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1972, Shunya Ito.

Cult del cosiddetto genere exploitation, l'ho trovato proprio cercando info sul termine e l'ho guardato per pura curiosità. Dico questo non per sminuirlo, affatto!, ma per far entrare subito nell'ordine d'idee corretto con cui un film del genere va interpretato.

E' il primo della serie "Female prisoner Scorpion", e come il titolo ben indica parliamo di una donna, prigioniera in un carcere. La storia è semplicissima e pulp-itante. La giovane Nami Matsushima (per chi apprezza la bellezza orientale, l'attrice Meiko Kaji è da doppio sturbo!) è finita vittima di un tranello ordito dal poliziotto che è stato anche il suo primo amante. Incarcerata in un posto durissimo cova vendetta, ma nel frattempo deve subire angherie dai carcerieri che sono tutti uomini, da un gruppo di carcerate tipo "kapo", da qualcuna che la vuole eliminare. Finale furioso.

La storia è tratta da un manga e tutto fa pensare proprio ad un fumetto. E' tutto un eccesso, nel senso che le recitazioni, i trucchi, persino le posture che assumono i personaggi nelle varie situazioni, le frasi iperboliche, ogni frame è come disegnato ma ad interpretare sono attori in carne ed ossa. Passato lo sconcerto iniziale diventa tutto molto divertente!

Sui contenuti è difficile dare una valutazione. Siamo nell'amusement puro, finzione esplicita, rappresentazione fine a sé stessa, solo estremamente originale, almeno per me. Curioso solo che nei primi anni '70 si rappresentasse un'eroina donna di questo genere, nel senso che, per quanto ne so, in occidente abbiamo dovuto aspettare 20anni circa per vedere prima Nikita e poi Kill Bill (a propo' di quest'ultimo, non ci son dubbi che su questo ed altri film sia stato attuato quello che chiamo copia-e-tarantina, persino nelle musiche ed in alcuni effetti sonori).

Dubito che ne guarderò altri. Un secondo film del genere m'annoierebbe a morte.
Ma uno almeno val davvero la pena guardarlo!


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