venerdì 19 marzo 2010

I misteri del giardino di Compton House

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1982, Peter Greenaway.

Compton House è una elegantissima residenza inglese, siamo a fine '700. Mr Neville, un disegnatore, viene assoldato da Mrs Herbert per produrre una serie di tavole che ritraggano varie viste della casa e del grande giardino che la circonda. Il contratto prevede, oltre al compenso monetario, vitto, alloggio e prestazioni di sollazzo sessuale fornite dalla stessa signora Herbert. Contratto non troppo capestro visto che la figlia della signora, Mrs Tallman sposata con un impotente "manichino" tedesco, ne esigerà più avanti nella storia uno uguale da Neville the stallion.

Durante l'opera di disegno Neville vuole che l'area ritratta sia deserta da uomini ed anche animali ove possibile. E' un ritrattista precisissimo, quello che vede, come una fotografia, ritrae pari-pari. Inconsapevolmente ma guidato da menti machiavelliche, ritrarrà cose compromettenti e le sue opere assurgeranno a prove. Dopo il ritrovamento del cadavere di Mr Herbert, scomparso da giorni e palesemente assassinato, il gioco si farà più serio e pericoloso...

Film in costume curatissimo e non comune per l'atmosfera. Solo in Barry Lindon ho respirato "aria" paragonabile.

Sempre questi film ci propongono annoiati nobili che si sollazzano anche con discorsi raffinati quanto inutili, si divertono a battibeccare punzecchianti, soprattutto quelli ambientati in terra d'albione come questo. Questo è un aspetto che me li rende mediamente ostiosi da guardare. Qua però il livello dei dialoghi è, in alcuni momenti, altissimo e quasi mai banale. Cose dette per intrigo, certo, ma... ne ho trascritto un brano: Mrs Tallman è al primo approccio con Mr Neville (è il momento in cui si comincia a capire che ci sono manovre oscure) e gli si rivolge così:
"Mr Neville, io credo che un uomo davvero intelligente può essere soltanto un mediocre pittore. Perché dipingere richiede una certa cecità, un parziale rifiuto di accettare tutte le possibilità. Se è intelligente l'uomo ne sa di più su quello che disegna di quello che vede e nello spazio fra il conoscere e il vedere costui diventa condizionato, incapace di seguire un'idea con forza, temendo che chi capisce, coloro ai quali gli vuole piacere, lo troveranno in difetto se non ci mette non solo quello che lui sa, ma quello che sanno anche loro...".
Be', è un pezzo che trovo di grande spessore.

Come dicevo, i dialoghi sono importanti e la trama intrigante, una specie di giallo-noir. Poi c'è il solito, ineguagliabile in Occidente e paragonabile solo ad alcuni in Oriente, gusto estetico di Greenaway, una cosa che non si può descrivere ché la bellezza non si descrive. A completare l'insieme di perfezione estetica una delle colonne sonore di Michael Nyman più riuscite tra le sue collaborazioni con Greenaway, una musica che propone una sorta di moderna versione della musica barocca: bellissima.

Non ho del tutto compreso il senso di un curioso personaggio, a metà tra lo spiritello ed il folletto, un uomo dal corpo pitturato che si mimetizzava nel giardino, quasi sempre nudo, che sembra dover da un momento all'altro piazzare a qualcuno uno scherzo od un dispetto. Mha, più che dare un tono grottesco-fiabesco alla vicenda, non ci ho capito molto, se non che mi faceva sorridere per la sua simpatia, come un clown.

Film particolarissimo e bellissimo.

2 commenti:

  1. Vero che non si capisce? Anch'io mi sono scervellato per tentare di attribuirgli un qualche significato, ma per ora ci ho rinunciato. Ciò non toglie che il film sia grandioso. Ottima recensione!

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  2. grazie Ale. ma senti, a te quel discorso della cecità del pittore non fa venire in mente paragoni coi registi? io ci sto ancora rimuginando.

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