lunedì 8 marzo 2010

Totò, Peppino e... la malafemmina

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1956, Camillo Mastrocinque, Totò.

A dispetto della locandina, il film è in bianco e nero, ma non ne soffre. Campione d'incassi, nemmeno i critici di allora che quasi mai furono teneri con Totò poterono negare l'evidenza dell'umorismo travolgente di questo film che, nota bene, nei suoi momenti più esilaranti è interamente da attribuire alla super-coppia Totò Peppino.

I fratelli Capone, campagne della Campania, confinanti con Mezzacapa al quale fanno dispetti sistematicamente, hanno un nipote, figlio della sorella vedova, studente a Napoli, che s'innamorerà di una attrice di rivista e per lei finirà a Milano. Temendo un'infatuazione per una donna di malaffare, il trio andrà nel capoluogo meneghino al fine d'evitare al giovane il rischio di non laurearsi...

Si ride tantissimo. S'ascoltano anche delle belle canzoni, compreso la famosissima e bellissima Malafemmina scritta dallo stesso Totò e cantata nel film da Teddy Reno che interpreta la parte del giovane (c'è anche una partecipazione di Nino Manfredi).

Dove ci si piega in due in modo incontenibile è dopo l'arrivo a Milano. In piena stagione calda, arrivano in stazione con cappotti e colbacchi temendo nebbia e freddo. Poi in albergo subito corde per stendere trecce d'aglio, prosciutti e caciotte. E già qui...
Bisogna scrivere una lettera alla "signora" per dissuaderla dall'avere una relazione col nipote. Il testo finale risulterà essere questo:
« Signorina,
veniamo noi con questa mia addirvi (una parola) che scusate se sono poche ma sette cento mila lire; noi ci fanno specie che questanno c’è stato una grande morìa delle vacche come voi ben sapete.: questa moneta servono a che voi vi con l'insalata consolate dai dispiacere che avreta perché dovete lasciare nostro nipote che gli zii che siamo noi medesimo di persona vi mandano questo [mostra la la scatola con i soldi] perché il giovanotto è studente che studia che si deve prendere una laura che deve tenere la testa al solito posto cioè sul collo.;
Salutandovi indistintamente i fratelli Caponi (che siamo noi) »
... punti e puntievvirgola e duepunti, "abbundantis in abbundantirum", ripetizioni, equivoci fra Totò che detta e Peppino trafelato e sudato che scrive. Si può guardare un milione di volte e non fallisce mai.

C'è poi il problema di consegnarla, allora bisogna chiedere indicazioni. Un vigile, scambiato per un militare austro-ungarico (tanto è alleato!) sarà la vittima dei due campagnoli all'estero: "Bittescèn, noyo volevàn savuàr l'indiriss... ja?" e quello "Se ghé?!?" (che c'è?). Poi scoprono quindi, con sorpresa, che parla italiano: "Per andare per dove dobbiamo andare... per dove dobbiamo andare, così: una semplice informazione!" e il vigile li pianta lì chiedendogli se vengono dalla Val Brembana. Un concentrato di satira nord-sud ma anche nord-nord!

Soprattutto la scena della lettera ha fatto scuola ed è stata copiatissima, in Italia ma anche all'estero a quanto risulta.
Va be', insomma, film obbligatorio.

2 commenti:

  1. Chicche di comicità assoluta, impagabile, esilarante, non solo nelle memorabili vette che citi tu, ma anche in tanti piccoli quadretti, tipo "Ci pensano zio Antonio e zio Peppino" (ai bagagli) dopodiché zio Antonio carica otto valigie e venti borse sulle spalle di zio Peppino, aiutando poi da dietro a tenerle in equilibrio con due dita... Confesso un mio peccato da amante di Totò e odiatore della commedia sentimentale: se riguardo questo e altri film del Principe, quando arrivano gli intermezzi cippi cippi miao miao io... mando avanti. Mi perdonino i cinefili puri...

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  2. peccato veniale. negli intermezzi ne approfitto per ripetere le battute sentite coi figli. :)

    ho dimenticato anche, oltre a quello che citi te di episodio, di citare il tormentone di Peppino "... e ho detto tutto!". bellissimo. classica frase ammiccante di chi vuol apparire come uno che la sa lunga ed invece non sa un cazzo, ahah!

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