lunedì 1 marzo 2010

I diari della Sacher ed. 2001 - Davai bistré! Avanti presto!

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2001,  Mara Chiaretti, Nanni Moretti.

Citerò sempre Nanni Moretti, anche se è produttore e non regista, per il grande merito di averci regalato queste perle. Ero indeciso se fare una sola recensione, come ho fatto per delle "serie" altre volte, o uno ad uno parlare distintamente di ogni episodio.
Ho preferito la seconda soluzione. Per quanto siano brevi (circa 30' ad episodio, ma anche di più lunghi) sono tutte storie talmente belle e pregne da meritare questa mia personale forma di rispetto, per la memoria dei fatti storici riportati. QUA trovate l'elenco completo dei Diari.

Questo episodio è una intervista nella quale lo stesso Francesco Stefanile, campano di Nola, ci racconta il suo libro di memorie "Davai bistré - Diario di un fante in Russia 1942-1945". E' un racconto intervallato da immagini di repertorio straordinarie e l'intervista avviene nella casa con orto annesso dello stesso Stefanile...

Inutile dire che è bellissimo, commovente, forte!
In questi giorni sto leggendo il meraviglioso romanzo-memoria "Il sergente nella neve" di Mario Rigoni Stern e forse questa strana casualità mi ha ulteriormente sorpreso. Guardo film senza un piano preciso, me ne procuro molti ma poi l'ordine di visione è quasi casuale. Oggi ho pensato "dai!, cominciamo i diari!" e mi capita come primo episodio proprio questo! Per quanto agnostico, queste cose mi fanno pensare e rendono un po' più graziosa la vita, e fortunatamente me ne accorgo solo per le "graziosità", sulle brutture simili sincronismi non li percepisco quasi mai.

Questa recensione, che diventerà introduzione per le altre, mi ha fatto molto pensare anche su quella caratteristica che noi "criticon de' criticoni" spesso indichiamo come difetto in alcuni film/opere, il cosiddetto "scadimento nella retorica".
Be', sfido chiunque, in una storia vera raccontata dallo stesso protagonista, a trovarne traccia! E' una epidermica sensazione che sto provando anche leggendo il libro di Rigoni. Il regista ci deve mettere anche un po' del suo, si deve, come dire, assentare, deve diventare quasi invisibile, sapientemente però leggendo tra le righe del racconto, effettuando un montaggio che valorizzi il messaggio. La sincerità, l'umiltà, l'amore per la vita che hanno queste persone supera ogni giudizio e pregiudizio.

Se tutti i diari sono belli come questo penso arriverò alla fine estremamente arricchito, culturalmente e moralmente, ed il fatto che la retorica non c'è nel film mi permette a me, miserabile uomo di tempi moderni che non ha conosciuto direttamente le grandi sofferenze del '900, di poterne fare largo uso.

Stefanile, che rappresenta in questa sede tutte le altre testimonianze che andrò a vedere, è un esempio di apprezzamento delle piccole cose. Un uomo felice di vivere. Il suo racconto è un esempio di vita oltre che d'importanza storica, difficilissimo restare impassibili.
A lui è toccata questa recensione-introduzione, sulla trama e sui fatti narrati non mi soffermo troppo, merita poi tantissimo la visione. Sui prossimi sarò più preciso.

Per intanto: onore e gloria a Nanni Moretti.

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