lunedì 15 marzo 2010

Il buio nella mente

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1995, Claude Chabrol.

Sophie (Sandrine Bonnaire) è una donna a servizio in una famiglia benestante, nella provincia francese. Ha un carattere introverso e riservato. In perenne cipiglio ostenta calma e vive in modo un po' meccanico. E' dislessica e mantenere questo segreto è una sua ossessione. Alle spalle la morte del padre un po' sospetta.

Jeanne (Isabelle Huppert) è impiegata nel piccolo ufficio postale. Trasferita lì dopo una vicenda tragica familiare: ha causato la morte del figlio di 4 anni in modo apparentemente accidentale. E' estroversa in modo nevrotico, ostenta giovialità ma è rosa d'invidia per la famiglia ospite di Sophie, ne spia la corrispondenza, ficca il naso nella loro vita appena le è possibile farlo. Le 2 "proletarie" un po' sinistre legheranno molto. Un'amicizia non apprezzata dai padroni di Sophie che le procurerà il licenziamento. Il commiato non sarà molto amichevole...

Sono davvero contento d'aver visto un grande film di Chabrol! Motivi personali...
Meno disturbante ma diretto ed asciutto come un Haneke, la Soluzione finale arriva non come un fulmine nonostante la brutalità. Per quanto assurda sembra una diretta conseguenza di qualcosa che cresce lentamente lungo tutto il film, senza picchi, con costanza, ed è in questo senso di misura che si apprezza la sapiente regia.

Ottima Sandrine Bonnaire. Per Isabelle Huppert invece ho terminato gli aggettivi, è un'attrice che mi fa letteralmente sbavare.
Il migliore tra quelli che ho visto di Chabrol.

11 commenti:

  1. Sembra proprio di vedere un film di Haneke vero? Ed il fibale potrebbe rimandare alla mente Martyrs, a te poi che l'hai appena visto...

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  2. Non so se fosse intenzione di Chabrol o se sono stronzo io, ma queste due iene proletarie piene di livore mi hanno fatto stare, incredibilmente, dalla parte della famiglia benestante, e soprattutto dalla parte dei due figli. Mi succede spesso anche con Haneke, la cui per certi versi lucida e condivisibile autocritica antioccidentale viene spinta fino al parossismo di esagerati sensi di colpa cristianotto-autolesionisti, e a un odio per se stessi e la propria cultura che sconfina nel tradimento, nel razzismo alla rovescia e nella disonestà intellettuale.

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  3. Eh, difficile non pensare ad Haneke, un parere che condividiamo.
    @Ale: in finale di Martyrs? Non so, non vedo affinità.
    @Scriba: è infatti a mio parere un film sulla vendetta, nessun tema di "classe". Haneke come dici non fa sconti a nessuno, ma mi spiego meglio nella prossima recensione ;-)

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  4. No,intendevo ch il finale di questo film poteva farti venire in mente Martyrs (per la fucilazione di massa, insomma). Almeno a me è successo (ma al contrario: cioè vedendo la parte iniziale di Martyrs è subito venuto in mente questo film, che essendo francese è probabile che sia stato visto da Laugier...)

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  5. Considero Il buio nella mente uno dei capolavori di Chabrol, anche se non riesco a vederlo due volte di seguito. Quando vorrai avventurarti di nuovo nel mondo chabroliano, Grazie per la cioccolata (sempre con la Huppert) secondo me può reggere il confronto.
    Riguardo ad Haneke, per temi, ambientazione e atmosfere per me il suo cinema si colloca spesso tra Chabrol e Von Triar, a volte più francese, a volte decisamente tedesco.

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  6. Il bello di questo film è che non ricalca gli stereotipi: intendo dire, la famiglia da cui lavora la Bonnaire non ha i soliti tratti odiosi dell'alta borghesia né atteggiamenti di superiorità nei suoi confronti. Per questo "il buio nella mente" che esplode nel finale è ancor più inquietante,in quanto non rappresenta alcuna rivalsa personale.
    Il mio Chabrol preferito rimane però "L'enfer"
    ciao!

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  7. Ciao Arlene, sono felice di darti il benvenuto da queste parti, credo di capire dai tuoi due primi commenti che ami il cinema francese come me e come me sei pure una "truffautiana"... quindi benvenuta 2 volte!
    Ti troverai bene in questo blog: Truffaut ha il posto d'onore nell'Olimpo! (a proposito Roby, prima o poi ricordati di quelle 2 o 3 cosette che ti mancano... giusto per completezza, no?)

    Su Chabrol: "L'enfer", anche se la critica l'ha quasi stroncato, è piaciuto tanto anche a me (splendida Béart!), ma amo quasi tutta la sua filmografia, da "Il fiore del male" a "Il colore della menzogna", a "Dieci incredibili giorni", a "Il tagliagole"... e poi la lista è troppo lunga!
    Ne "Il buio nella mente" sì, è vero Sophie appare trattata sempre con gentilezza, umanità e rispetto, eppure qua e là Chabrol ci infila perfidamente tanti piccoli particolari che denunciano l'esistenza di limiti invalicabili: ad es. il fazzoletto sporco che la figlia, nonostante sia la migliore della famiglia, getta sulle ginocchia della ragazza dopo averle rimesso in moto la macchina, la lista della spesa con quel ripetersi nelle ordinazioni del numero 4, è chiaro che il menù di Sophie è diverso dal loro, e poi molti altri.
    Non penso comunque che influiscano sulla violenza gelida, irragionevole e assoluta del finale, credo siano solo un modo di Chabrol per dirci che la borghesia può anche emanciparsi, ma non può liberarsi delle sue piccole inconsapevoli meschinità. E' solo una mia opinione, si intende.

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  8. Grazia, non ricordavo alcuni particolari e parzialmente concordo, grazie per il benvenuto! Ora che mi viene in mente "Stephane, una moglie infedele" se non sbaglio è sempre di Chabrol...anche quello è un capolavoro! Ne avevano fatto un pietoso remake con richard gere :(((

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  9. @Arlene: certissimamente anche "Stephane, una moglie infedele" è un grande film (curioso che la protagosta Stephane Audran fosse anche la moglie di Chabrol, per inciso), e poi "Il fiore del male" e tanti tanti altri. Chabrol mi sconvolge e alla fine mi fa star male, Truffaut invece mi commuove sempre profondamente e, aggiungo, mi manca tutto quello che avrebbe potuto fare se fosse vissuto più a lungo.

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  10. sono d'accordo con Arlene quando parla della strage senza rivalsa personale, è agghiacciante. Anche secondo me è il film più bello di Chabrol tra quelli che ho visto.

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  11. Doinel, potrai notare che non amo particolarmente Chabrol, non te la prendere se sei un suo ammiratore, de gustibus...

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