venerdì 24 agosto 2007

Au Hasard Balthazar

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1966, Robert Bresson.

Film stranissimo, giustamente famoso. Consiglio vivamente di documentarsi un po' a riguardo prima di vederlo, non è di facile interpretazione. Ci si può far rapire dall'idea di un asino, Balthazar, come protagonista d'un film, dalle belle immagini e dal ritratto crudo della vita nelle campagne francesi nel primo dopoguerra, e godersi comunque il film, però una corretta lettura del tutto rende il film più godibile.

Balthazar non è il solo protagonista. Lo è anche Marie, sua prima padrona che lo prese ancora asinello appena svezzato. Le loro appaiono come vite parallele in un mondo che pare proprio non possa fare a meno di tutti i peggiori vizi e cattiverie di cui la specie umana è capace.

Entrambi, fino ad un certo punto, condividono grazia e bontà come caratteristica essenziale, poi Marie, causa principale una fortissima delusione sentimentale, si lascerà andare, cadrà nel "gioco degli uomini" e sarà travolta anche moralmente dagli eventi. Balthazar invece, dopo che sarà venduto da Marie e dai suoi genitori putativi, incapperà in una serie continua di vicende, in ognuna delle quali esprimerà le sue doti ed in particolare, tramite i suoi occhi, mostrerà a noi tutti gli aspetti peggiori degli esseri umani.
Il finale sarà addirittura metafora di eventi religiosi ben noti, si sorprenderà sé stessi a pensarlo.

Capolavoro assoluto del genio di Bresson.

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