venerdì 24 agosto 2007

Un condannato a morte è fuggito

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1956, Robert Bresson.

Inizio finalmente una piccola serie di questo maestro del Cinema.

"Questa è una storia vera. Ve la offro com'è, senza ornamenti". Così è scritto proprio all'inizio del film dallo stesso Bresson, non conosco il francese ma bene o male la frase era semplice.
Tratto da un racconto-verità di André Devigny ed ambientato nel 1943, è la storia di una incredibile evasione di un partigiano francese da una prigione gestita direttamente dall'esercito tedesco.

"Il film è un mistero. Il vento soffia dove vuole" ha dichiarato lo stesso Bresson. Ed ha infatti 2 titoli il film, proposti testualmente nei titoli di testa: quello in oggetto o (appunto) "il vento soffia dove vuole". Lo spettatore scelga quello che preferisce, entrambi sono perfetti.

Si entra davvero dentro al carcere, alle sue ripetitività, silenzi, non si percepisce nemmeno eroismo dal protagonista ma solo lucida intelligenza dettata dalla disperazione e dal desiderio di voler, in qualche modo, cambiare un destino già scritto. Egli fuggirà, come ben dice il titolo, e le scene della fuga, vedrete, saranno particolarissime. Pochissimi i dialoghi, a bassa voce, molta voce fuori campo: i pensieri a volte creativi, a volte tormentati, del protagonista.

Grandissimo Bresson.


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