sabato 30 gennaio 2010

I Basilischi

5
1963, Lina Wertmüller.

Opera prima della fantasiosa e nota regista, che non sempre l'ha imbroccata, ma qua in partenza è stata realista, brillante e divertente.
Potremmo definirlo un Vitelloni alla lucana? Potremmo, con ironia, nello spirito del film.

Una voce femminile, nell'italiano privato delle vocali finali tipico dell'accento meridionale della zona, ci presenta i personaggi in piena controra estiva, dopo pranzo: dormono quasi tutti, i più russando percussioni degne di ouverture rossiniane.

Ci sono tutti gli ingredienti tipici e tipizzanti, ai giorni nostri ormai noti, per i tempi un ritratto impietoso probabilmente, per quanto esilarante...

Un paese sonnolento. Il passeggio. Corteggiamenti a pedinamenti e sguardi furtivi. Pensare a sistemarsi col matrimonio, combinato e contrattualizzato sulla base degli status degli sposi. La sposa forestiera "che facev la mannechenn" che tutti i giovani desiderano ardentemente, sposata al figlio del proprietario terriero. Una "matta del paese" (c'è sempre un matto o una matta). I giovani, qualcuno "studiato" qualcuno no, con qualche ambizione che in paese si scontra contro un muro di gomma. Passeggiatine alla "io, mammete e tu". Il ritrovo al negozio del barbiere.
Anche un po' di "satira politica" che non guasta: le condizioni di lavoro dei braccianti, liriche inaugurazioni di circoli culturali in prosaica enfasi.

Tutti non sanno ma sanno, non vedono ma vedono.

In ogni caso, a farla da padrone, il tormento fondamentale: la "femmena".
Al paese nulla si crea, nulla si distrugge e, soprattutto, nulla si trasforma! Sola speranza: emigrare.

Divertentissimo. Vela d'argento al Festival di Locarno.
Da vedere.

In Post Scriptum un riflessione solo ispirata dal film.
Questa ossessione di "sistemarsi": nel lavoro, nella famiglia, la casa, ecc... . E' un concetto implosivo, pare contraddirsi in sé stesso, nel senso che è estremamente conservatore pur guardando al futuro. Non è strano? Si vuole pilotare ad ogni costo il destino.
Ecco allora la terribile noia, l'essere condannati ad una definizione di felicità che procura disaffezione ad ogni iniziativa. Tutto si può e si deve programmare, le "novità" sono immanentemente fonte di sofferenza, destabilizzano, vanno evitate e respinte.
Bello con un film del genere, o con anche altri, poter riderci sopra. Se poi magari ci si fa su un pensierino è anche meglio.

5 commenti:

  1. Saranno le mie origini paleopugliesi, sarà perchè la provincia s'assomiglia un po' dappertutto, questo film m'è piaciuto moltissimo. L'ho trovato pungente e "accoratamente cinico". Alcuni passaggi godono di un'ironia irresistibile, giocata sull'understatement: ricordo ad esempio la discussione sul porco in camera da letto (il suino intendo, buono per farci il salamino), l'ascolto catatonico dei primi dischi rock americani, il trasferimento a Roma fallito per la nostalgia del paesello e l'accoglienza degli amici rimasti a casa, affettuosi e intimamente trionfanti.
    Spesso sono d'accordo con le tue considerazioni a lato, Roby, e questa non fa eccezione.

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  2. roby, addirittura paleopugliesi! :D
    grazie del commento, questo film meritava un pensiero, di pregio il tuo.

    vero, la provincia in tutta italia, cambiano dialetti e (non sempre) tradizioni, ma si somiglia, ne ho vista tanta girando in moto, non faccio quasi mai le autostrade, fermandomi in bar e trattorie di paese, ed è come dici.

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  3. ... già, il mio bisnonno pugliese, a quanto mi è dato di sapere, era un tipo assai in gamba, di comprovato spirito imprenditoriale!

    Tempo fa su Rai Tre è andata una serie documentaristica sulla provincia americana, "Strade blu" (in omaggio al bel libro omonimo): S t u p e n d a !
    Ho cercato in tutti i modi di reperirla in dvd, ma nisba. Ebbene, il tuo girovagare in moto me l'ha ricordata.

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  4. vai sul mulo caro omonimo, lo usi? ci sono tutte e 4 le puntate registrate appunto da raitre ;-)

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