domenica 31 gennaio 2010

Su su, per la seconda volta vergine

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1969, Koji Wakamatsu.

Lo dico subito che questo film è di una violenza allucinante così risparmio la lettura a chi ha fastidio da queste cose.

E' il settimo ed ultimo di un ciclo realizzato da Wakamatsu sull'argomento, probabilmente il più famoso.

Quasi interamente girato sul tetto di un palazzo in Giappone, racconta la storia di una ragazza che viene violentata da quattro ragazzi sullo stesso tetto, ed era già la seconda volta che le accadeva nella sua vita. L'altro protagonista il figlio del custode dello stabile, un ragazzo all'apparenza freddo, scostante, indifferente persino quando assiste inerte alla violenza...

La ragazza manifesterà ripetutamente la volontà di morire e chiederà al ragazzo di farlo, poi si renderà presto conto che lui è perfettamente in grado di farlo, pure troppo, ma per motivi "sentimentali" con lei non gli riesce.
Il finale sarà lapidario.

Una stranissima metafora sul male di vivere dei giovani privi d'ogni prospettiva di vita, che vivono in un ambiente piatto e privo di sbocchi, dove la vita sembra solo una noiosa sofferenza da trascorrere.
Il titolo del film è anche il titolo della canzoncina che la ragazza ogni tanto canta, una specie di speranza inesaudibile di tornare alla purezza.

Ci sono scene che per l'epoca, pur nei limiti dettati dalla censura, sono di grandissima violenza, sanguinose ma soprattutto psicologicamente pesanti quanto la gratuità e la facilità con cui questa violenza viene attuata.

Se non si hanno remore a riguardo, assolutamente da vedere!

2 commenti:

  1. Trovo interessante la complicità che si crea tra i due, complicità o amore?
    Per un attimo forse la tragica fine si potrebbe evitare....
    Non credo che sia sconsigliato perchè troppo violento...ci sono film dove la violenza è fine a se stessa, quelli dovrebbero dar fastidio.

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  2. hai ragione, ce ne sono di molto peggio e modestamente me li sono anche visti :P
    dal punto di vista della violenza psicologica è comunque ai vertici.

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