sabato 2 gennaio 2010

Manderlay

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2005, Lars Von Trier.

C'è del Genio in Danimarca, che prosegue una trilogia impegnativa, "USA - terra delle opportunità", analizzandone caratteristiche e peculiarità. Questo è prosecuzione naturale di Dogville, ne mantiene lo stile narrativo e scenografico
, i nomi dei personaggi principali (persino Young Americans di David Bowie sui titoli di coda con foto di repertorio), quindi su questa particolare forma espositiva che m'ha incantato prima ed anche ora non mi soffermo.

Grace col padre, dopo aver lasciato Dogville, approda casualmente a Manderlay, che non è propriamente un paese, ma un luogo con una casa padronale e tante baracche per schiavi. Siamo nel 1933, la schiavitù è abolita da 70 anni eppure lì, in questa comunità dell'Alabama, continua in essere. Arriva proprio mentre uno di essi deve essere frustato per punizione. Interviene, con la forza anche dei gangster che l'accompagnano, ferma la cosa e dopo poco la padrona degli schiavi muore. Decide di fermarsi lì ed instaurare libertà e democrazia...

Stavolta nel mirino c'è appunto la schiavitù cui pose fine giuridicamente e con coraggio Abramo Lincoln nel 1863. Fu un processo non facile e questo film ne ripercorre le fasi fondamentali in una piccolissima realtà-mondo. La libertà che non si sa come gestire quando si è nati e vissuto imprigionati, approccio difficile ai sistemi democratici, gli imbrogli con cui si perpetuava una schiavitù di fatto, gli eccessi che succedono alle troppe privazioni, ecc..., e persino la fatidica domanda: è la Libertà il bene primario degli uomini?
Stavolta Grace parte avvantaggiata, nel senso che tutti sanno perfettamente chi è da subito e la temono anche se quasi mai farà uso della forza ed a un certo momento vi rinuncerà del tutto. Ma un mondo che non prevede minimamente premi e punizioni non può esistere.

Sono solo una parte delle riflessioni che si possono fare e che, come in Dogville, vengono esplicitate sia dalla voce narrante che dagli interpreti, in termini di domande e possibili risposte. Alcuna speculazione a latere è necessaria e Lars affonda senza mezzi termini su questioni ancora non del tutto risolte.
L'assunzione di responsabilità di Grace sulla condizione dei neri d'America avviene a più riprese.

Film eccezionale!
Anche se non contiene più l'elemento di novità di Dogville, anche se non ne replica certe situazioni dure e drammatiche, ne costituisce degna prosecuzione. E il lavoro deve continuare, così, senza perdere il filo.

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