lunedì 4 gennaio 2010

Le lacrime amare di Petra von Kant

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1972, Rainer Werner Fassbinder.

Petra è una stilista, disegnatrice di moda, sofisticata nel vestire, nel parlare lentamente, movenze studiate nell'estetica quasi una posa per ogni fotogramma. Ha avuto mariti, una figlia, ma gli uomini l'hanno nauseata. Ha una collaboratrice, inserviente tuttofare, Marlene, che tratta da schiava.
Conosce Karin, giovanissima di modi più semplici, la introduce nella moda come indossatrice, se ne innamora. Karin è sposata ma in Germania è da sola, va a vivere da Petra. Dopo qualche tempo Karin comincerà a trattarla male e sarà Petra stavolta a diventare schiava, di lei. Quando Karin andrà via sarà sofferenza insopportabile, e follia...

Opera teatrale scritta dallo stesso Fassbinder già rappresentata e riportata poi sulla pellicola, con una classe a cui inchinarsi. Film lentissimo ed intenso, come detto ogni fotogramma un quadro di posa.

Quì tutto è Fassbinder.Il testo essenziale e penetrante la cultura tedesca con gusto quanto in modo diretto("...nulla cambia in Germania.") ; la prosa enfatica e solenne nella quale ogni parola, senza alcun disturbo da musiche di sottofondo, cade pesante e marcata; la scenografia e le poche musiche che Petra mette nel giradischi nei giusti momenti; piani sequenza lunghissimi con pezzi recitati a lungo: teatro di prosa, piani dai quali la telecamera sempre con movimenti e zoomate lentissime s'allontana, s'avvicina, ruota intorno al palco, la camera dove Petra dorme, mangia, accoglie gli ospiti.

Capisco che non è un'opera che può piacere a tutti, occorre una predisposizione per pellicole come questa.
A me ha fatto letteralmente impazzire, sono rimasto ipnotizzato sullo schermo, occhi, orecchie e cervello, per due ore, e così deve essere visto un film come questo, come a teatro, in atto unico.

Semplicemente straordinaria l'interpretazione di Petra da parte di Margit Carstensen, diafana e impostatissima. Incantevole e bravissima anche la cara amica del regista, Hanna Schygulla, nel ruolo di Karin.

Nella mia personale collezione di Capolavori, film sinonimo del grandissimo Fassbinder.

4 commenti:

  1. deve essere un film meraviglioso, non vedo l'ora di vederlo. :)

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  2. Nell'approfondimento del grande cinema tedesco che hai iniziato, potresti anche includere Heimat di Edgar Reitz, se ne hai il coraggio...
    Sto scherzando, sono esattamente 62 ore e 12 minuti...

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  3. 62 ore?!? quando vado in pensione... :D

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  4. Dai, sai che figurone sul blog... è la storia della Germania dal 1919 fino al dopo caduta del muro attraverso la saga di una famiglia, ma probabilmente continuerà. E' stato il mio incubo notturno su Fuori Orario per mesi...

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