giovedì 7 gennaio 2010

La pianista

7

2001, Michael Haneke.

Chissà se Haneke ha mai letto uno di quei libri pieni di sesso spinto d'alta borghesia annoiata di Moravia. Io sì, forse per questo che il film non mi è sembrato disturbante (oddio questo aggettivo quanto lo usano!), né pieno di perversione, o che so altro. Colpa di quei romanzacci dei quali ho rimosso quasi titolo e memoria (tranne Gli Indifferenti, superbo, ma senza sesso), non mi sono piaciuti, forse ero troppo giovane ed idealista quando li ho letti, ma un merito glie lo devo riconoscere: in tema di sesso non mi stupisco quasi di nulla da allora, l'esperienza di vita poi ha potuto solo confermare l'ipotesi.

La pianista (Isabelle Huppert da doppio sturbo) è una insegnante di pregio del conservatorio per talenti da valorizzare. Glaciale, durissima e severissima, tanto forte quanto debole e schiava della madre (altro encomio per Annie Girardot) che vive in casa con lei e l'angoscia con la sua invadenza e possessività.
Vuole essere schiava anche nel sesso. Non prova sentimenti, li vede come un ostacolo alla intelligenza, ma vuole, desidera tantissimo fare sesso e farlo "giocando" come vuole lei. Troverà, forse, in un allievo il partner giusto...

Se qualcuno si deve disturbare è solo perché non è ancora emerso dalla crisalide dei buoni propositi e sentimenti ad ogni costo, dal sogno del principe azzurro e della bella addormentata. Quello che ci viene mostrato è normale, avviene alla porta accanto, al piano di sotto. Il sesso per alcuni è tormento, passione solo se vissuto con cerebrale erotismo e questo è quello che fa Haneke alla grande: scoperchia un sommerso.

Finale secco e bruciante, a un palmo dal cardio.

Non un capolavoro come molti sostengono, qualche scena m'è sembrata approssimata, come quella negli spogliatoi al palaghiaccio, se ne capisce il senso ma resta incompiuta, non solo nell'atto. A mio parere è un filo inferiore a Funny Games, che invece esegue tutto con perfezione compiuta nel ritmo e nella sostanza, anche se sono film così diversi che paragonarli è solo un fatto di "metto il voto".

Certamente bellissimo, da vedere.

7 commenti:

  1. Ti ho già detto che Haneke non mi fa impazzire, ma finisco lo stesso per vedere tutti suoi film. Di questo, perversioni sessuali a parte, mi disturberebbe il personaggio in sé, se a interpretarlo non fosse una Huppert da sballo. L'ultimo, Il nastro bianco, Palma d'Oro a Cannes (non saprei proprio dire se meritata), vale la pena di vederlo anche solo per la splendida fotografia in b&n. Credo che il suo migliore resti comunque il 1° Funny Games (non ho capito che senso aveva farne un altro praticamente uguale).

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  2. il nastro bianco spero di vederlo a breve :P
    a me piace Haneke, ma capisco, è evidente, che ... però la sensazione che ho è che non c'è forzatura né cattiveria nel suo modo di ritrarre le cose, e soprattutto non c'è morale.

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  3. haneke. penso che non abbia ancora azzecato un film(non ho visto il nastro bianco)nel celebrato funny games quella che dovrebbe essere la trovata geniale, il rewind,distrugge tutta la tensione che aveva saputo creare. in caché c'è un errore logico nella sceneggiatura che mina il pur ottimo inizio. a meno che non si spieghi la ripresa con la metafisica ma allora che si guardi strade perdute di lynch..

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  4. urca eustaki, haneke proprio non ti piace! sei in ottima compagnia... :)
    ciao

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  5. non mi disse molto. Anzi, lo trovai anche decisamente meno disturbante di quanto mi dissero - fortunatamente il mio perbenismo rasenta i minimi storici.
    Vuole provocare a ogni costo, suscitando solo freddezza. Anche i grandi fanno i loro passi falsi XP
    Il libro invece non era niente male

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  6. il libro purtroppo non lo conosco.
    a me non è dispiaciuto per niente, ma va be' :)

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  7. oddeus, non è che mi ha fato schifo... solo quella sensazione di 'manca qualcosa' che influisce pesantemente sul giudizio finale.

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