sabato 9 gennaio 2010

Il nastro bianco

6

2009, Michael Haneke.

E' sempre lui Haneke, scoperchiatore di mondi sommersi scomodi e fastidiosi. Questo film, scritto ed ideato oltre che diretto, è un'ipotesi culturale geniale. Vero o falso che sia ti sconvolge.

Siamo in un villaggio rurale tedesco, tra il 1913 e lo scoppio della prima guerra, dove impera una rigorosa disciplina protestante messa in atto con pugno duro dalla guida spirituale. Tutto il paese è nelle sue mani ed in quelle del barone, maggior possidente della zona e quindi datore di lavoro. Sole altre figure di "rilievo" il medico e l'attendente del barone. Poi l'insegnante della scuola, non importante economicamente però figura narrante e terza, proviene da un paese vicino, è il solo a ragionare lucidamente sui fatti che accadono.

Quello che accade è che da un certo momento cominciano a verificarsi episodi violenti chiaramente dolosi la cui matrice non è in alcun modo identificabile, non trova ragioni nelle pure comprensibili invidie tra famiglie. La vita del paese viene lentamente sconvolta, nascono delazioni infondate, qualcuno che sa non parla per le conseguenze e gli episodi proseguono, fino allo scoppio della guerra...

Ancora una volta l'innocenza di una determinata "categoria" viene calpestata da questo straordinario scrittore e regista, e questa volta non termina col film, geniale, che supera i titoli di coda. Ci continui a rimuginare, su quello che poi è stato il futuro della Germania da lì agli anni a venire. Certi fenomeni non si spiegano solo con la disfatta della Repubblica di Weimar, ci vuole anche altro, un terreno fertile, ed Haneke ne propone una parte di esso.

Semplicemente fantastico!
Un bianco e nero adeguato, la tensione crescente pur nei pochi fatti molto significativi che si scagliano su una vita che deve, vuole essere abitudinaria e nell'abitudine confortarsi, senza prevedere variabili impazzite, effetto di un'oppressione di fatto che cerca riscatto.

Palma d'Oro meritata? Non lo so dire ancora il mio parere, prima devo vedere Il Profeta di Jacques Audiard, ne ho letto mirabilie, poi facciamo il confronto.

6 commenti:

  1. Perfetta recensione Roby, mi hai chiarito alcuni aspetti che non ero riuscita a focalizzare appieno, anche perché quando quando guardo Haneke mi tengo sempre... come dire, un po' a distanza? Questo è il primo film in cui, a mio parere, a parte l'ambientazione ovviamente, si riappropria delle sue origini. Prima o poi ti toccherà vedere anche "Il tempo dei lupi" (con la Huppert) e "Niente da nascondere" (Binoche, Auteuil, Girardot), il cui finale ha fatto molto discutere...

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  2. e mi toccherà vederli Sì! :D
    poi la Huppert e la Dalle insieme, già mi lecco i baffi... :P

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  3. è un film che non vedo l'ora di guardare :)

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  4. palma d'oro meritatissima! Un film sconvolgente nella sua semplicità, e un freddo ritratto della nostra attuale società.

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  5. bellissimo sì, anche se, devo dire, Il Profeta visto poi m'è sembrato un filo superiore. ma è questione di gusti, non biasimo la giuria.

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  6. personalmente li ritengo ambedue degli ottimi film, quindi preferisco non esprimere giudizio dato che sarei nettamente di parte (capperi, è sempre un film di Haneke!). Nel complesso è stato un premio che si è meritato pienamente ^^

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