lunedì 18 gennaio 2010

Il Grande Uno Rosso

3

1980, Samuel Fuller.

4 anni, dall'Africa all'Italia, poi Francia, Belgio, Germania, Cecoslovacchia. Tutti i possibili risvolti della seconda guerra mondiale visti dalla prima divisione di fanteria americana, denominata Il Grande Uno Rosso per un episodio risalente alla prima guerra. A raccontarci tutto è Carradine, uno dei 4 che insieme all'anziano sergente sopravviverà a tutti i 4 anni di combattimenti.
"La sopravvivenza è l'unica vera gloria in guerra”, ci dirà Carradine alla fine.

Non ho dubbi: CAPOLAVORO ASSOLUTO !!

Un film del genere che parla di guerra nel modo più realistico e crudo possibile mai lo avrei nemmeno immaginato. Un'incredibile sequenza di episodi e di scene da incorniciare nella Storia del Cinema. Tutto col sottofondo d'una domanda che si fanno i soldati: assassiniamo od uccidiamo? Un confine labile e breve, domanda senza soluzione certa, rimane senza risposta. Il film in fondo è dedicato ai sopravvissuti come si legge nell'epilogo.

Film di testimonianza. Fuller è stato eroe di guerra premiato ed ha raccontato la sua esperienza, è Carradine il suo alias. Non ci sono scene oceaniche, la piccola divisione agiva come gruppo d'avanguardia. Azioni fondamentali ma piccole ed in velocità e furbizia. Ogni scena d'azione un palcoscenico dove ogni morto viene identificato e reso identificabile. Ogni dettaglio del combattimento è illustrato e le riprese e la fotografia sono solo da ammirare a bocca aperta.
C'è uno strano "silenzio" in quelle scene. I kolossal passati sul genere (alcuni in verità davvero eccezionali, non intendo sminuirli) ci avevano abituati ad un rumore assordante. Qui senti ogni sparo, ogni raffica, definiti, la paura ed il coraggio che convivono. Ha un rumore particolare questo film.

I momenti di pausa e riposo sono lo specchio reale e preciso di cosa erano quei soldati, che sogni avevano e cosa s'aspettavano. C'è un fatalismo che smitizza il "soldato americano" e lo cala tra gli esseri comuni. Anche il fiero ed intelligente sergente (interpretazione Fantastica di Lee Marvin) non è e non vuole apparire un eroe senza macchia né paura. Alcune situazioni sono persino buffe e non per questo non credibili.


La ricostruzione storica è splendida e fatta con discrezione, non saprei nemmeno come dire, con modestia forse? certo con un grande rispetto. Dopo lo sbarco in Sicilia le scene coi siciliani dovrebbero far riflettere e non poco registi nostrani che nemmeno voglio citare. L'orgia in Belgio non fa sembrare le donne come facili, e non lo sono. Ne vorrei citare altre, solo che rischio di rovinare troppo la visione.
Solo una, che insieme ad altre è il vertice massimo, Apogeo del film: la liberazione di un lager. Quella camera che riprende gli occhi dei prigionieri senza volerli umiliare, quanto basta per render loro cronaca e giustizia. E il soldato che scopre i forni, ripreso dal basso prima di entrare si guarda intorno ma dietro di lui il camino fuma come un ossesso, poi entra... Il sergente col bambino agonizzante, la sua marcia con lui sulle spalle...

INSOMMA! E' un film che merita la Leggenda!
Non manca nulla: ricostruzione, arte cinematografica, poesia, contenuti, messaggio. Lesson number One!

3 commenti:

  1. Film bellissimo questo di Fuller, grande regista indipendente che viene definito il più "europeo" tra quelli americani. Storie vere di guerra raccontate in modo profondo, sofferto e senza alcuna enfasi. Hai già detto tutto e bene sul film, aggiungerei solo che Fuller ha anche scritto il romanzo da cui è tratto. E' un regista che merita di essere approfondito, a me è piaciuto tanto anche "Il corridoio della paura".

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  2. ottimo consiglio, mi metto subito alla ricerca.
    sì, regista davvero da approfondire.

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  3. Si dice che da qui abbiano copiato in tanti, pure Spielberg. Io l'ho visto troppo tempo fa, mi hai fatto venire voglia di riprenderlo in mano...

    OT: Il Torneo degli Oscar è arrivato ai premi del quinquennio:
    http://iltorneodeglioscar.blogspot.com/2010/01/nomination-del-quinquennio-95-99.html

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