domenica 10 gennaio 2010

La morte e la fanciulla

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1995, Roman Polanski.

Siamo un paese non precisato del sud america da un po' di anni uscito dalla dittatura. Non sarà difficile immaginare di quale si parla. Lui è un avvocato importante noto a livello nazionale per il suo impegno sociale nelle indagini sui crimini durante la dittatura. Il presidente sta per affidargli una delicata commissione d'indagine. Lei invece, casalinga, non riuscì a riprendere gli studi dopo essere stata arrestata dalle squadre della morte e lungamente torturata e stuprata durante la detenzione.

Vivono in una casa abbastanza sperduta vicino ad una scogliera. Per una casualità entra in casa loro come ospite un uomo che la donna riconosce immediatamente essere quello che lei chiamava "Il dottore", suo compito era occuparsi dei prigionieri facendo in modo che non morissero. Non era umanità: si voleva che restassero vivi nonostante le sofferenze per cercare di estorcergli confessioni ed informazioni. Il dottore, è normale, non si occupava solo di curare le prigioniere.

Lei lo lega ed impone al marito di processarlo, lì in casa loro. Lui nega di essere "il dottore", lei ne ha certezza, solo negli ultimi minuti si capirà chi ha ragione...

Sceneggiatura fedele al testo teatrale di Ariel Dorfman ed il film ha proprio tutto il sapore del cinema che si fa teatro, genere che amo. Tranne poche scene, si svolge quasi interamente nell'interno della casa. Non ci sono particolari momenti spettacolari ma le interpretazioni dei bravi attori ottimamente diretti sono notevoli.

Ho visto e letto molto a riguardo di quanto avvenuto soprattutto in Cile ed in Argentina. Questo film-opera tratta l'argomento con una originalità particolare sullo specifico. Invertendo i ruoli come si comporta la vittima col suo carnefice?

Un gran bel Polanski questo, da vedere.

2 commenti:

  1. film fantastico, lo vi qualhe anno fa

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  2. mi piacerebbe anche vederlo a teatro, ogni tanto lo rappresentano.

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