sabato 9 gennaio 2010

Epidemic

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1987, Lars Von Trier.

C'è del Genio in Danimarca, che fa anche l'attore e ci racconta dell'Europa la piaga della peste che nei secoli scorsi tanto ha determinato non solo nel progresso dei popoli ma anche nella sua cultura, influenza della religione, superstizioni.

Film ultraminimalista, per amanti del genere e soprattutto amanti del regista, interamente girato in 35mm e 16mm. Come in Le cinque variazioni, Lars gioca a fare il regista insieme a Niels Vørsel, suo amico e collaboratore. Devono fornire una sceneggiatura ad un produttore, ma al momento di stamparla scoprono che il disco magnetico s'è danneggiato ed il lavoro è andato perso. La devono riscrivere, hanno 5 giorni di tempo e non la ricordano bene, allora di fatto se ne inventano un'altra.

EPIDEMIC, che da questo momento compare fisso sulla pellicola come logo, è il titolo della nuova sceneggiatura. Narra di un'immaginaria epidemia D.I.N., una specie di peste bubbonica ambientata in tempi moderni...

La storia narrata vede i 2 autori nelle loro indagini storiche, e nel loro percorso realizzativo, intervallarsi alle scene del film in creazione così come da loro immaginate. Il film immaginato vede ancora Von Trier protagonista, stavolta nei panni di un medico epidemiologo idealista, che rifiuta l'idea di chiudere la città e l'ospedale agli ammalati ed esce dalle mura, ottenendo però che egli stesso diventa il principale veicolo di contagio.

Il finale "spiritista" sarà il momento più grande, cinematograficamente parlando. Per il resto il film è interessante per 2 aspetti in particolare.
Certamente la ricostruzione storica di alcuni eventi legati alla peste, in Italia soprattutto ma anche in Danimarca ed in Inghilterra, con un curioso parallelo con storie dei bombardamenti al fosforo effettuati in Germania nelle ultime fasi della seconda guerra mondiale.
Altro aspetto una scena emblematica del modo di lavorare di Von Trier, che può piacere o meno ma ha un'intelligenza creativa che ogni volta mi stupisce. Ad un certo momento lui e Niels, con un pennello su un muro, abbozzano l'intero canovaccio di Epidemic con matematica precisione pur divertendosi. Una specie di "ricetta per il buon film": iniziare così, finire cosà, a questo punto inserire il dramma, qua far comparire la malattia, qui serve il prete, ecc... . Mi ha stupito la semplicità nella professionalità dell'ancora giovane Lars, il metodo e soprattutto il modo in cui quello del regista appare come un Lavoro, e basta, che richiede progetto, che ha regole come uno spartito musicale.

Fantastico! Ma solo per fan di Von Trier come me probabilmente.

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