giovedì 7 gennaio 2010

Medea

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1988, Lars Von Trier.

C'è del Genio in Danimarca che rende servigio post-mortem a Carl Theodor Dreyer, famoso regista e sceneggiatore suo connazionale, reinterpretandone la sceneggiatura di un film che non fece in tempo a realizzare.
Per ora di Dreyer ho visto solo l'ultimo, Gertrud, ma altri sono da vedere.

La trama è una trasposizione della tragedia Medea scritta da Euripide nel 431 a.c. . Confesso l'assenza totale di basi letterarie per fare disquisizioni interessanti e corrette a riguardo di un'opera che, come si legge nel link di Wiki, è di grandissima importanza.

Mi limito ad un parere da profano.
Si tratta fondamentalmente di un dramma sulla condizione delle donne, sulla loro vita pari a quella degli uomini per scelte difficili e prove da superare, superiore per fatiche e sofferenze, eppure soggiogate e deboli di fronte al potere decisionale sempre in mano maschile. La storia di Medea diventa straordinaria perché, pur compiendo scelte durissime, la donna "debole" assurge ad eroe, simbolo di una forza di volontà che travalica ogni possibile sudditanza culturale o civile.

E' poi una storia di Vendetta, una di quelle che "amiamo" nei thriller attuali, una di quelle vendette realizzate non per reazione topica ad un gesto, ma meditate, freddamente realizzate in ogni dettaglio.

Von Trier calca la mano pesantemente proprio su quest'ultimo aspetto a mio parere, volutamente. La scena è disadorna in un'ambientazione neutra, non geograficamente definibile, con colori spenti. Tutta l'attenzione si catalizza sui personaggi.
Medea poi non uccide con un pugnale come magnificamente illustrato nel dipinto ad olio di Eugène Delacroix del 1838 che vedete a fianco (cliccateci sopra per vederlo in grande dimensione, è bellissimo). Nel film i figli sanno cosa Medea desidera, il più grande dei 2 bambini perlomeno che la aiuta ad impiccare il più piccolo e poi si autoimmola praticamente, chiedendo alla madre di aiutarlo nel compiere il terribile gesto. E' un'ulteriore schierarsi dalla parte della Donna.

Film con tempi e ritmi teatrali ma anche con alcune scene in campo aperto spettacolari, come la corsa del cavallo che annuncia morte o l'affannosa caccia di Giasone alla ricerca di Medea.

Per amanti del genere forse.
Per me è stata una splendida visione.

4 commenti:

  1. Sì, è il caso di approfondire Dreyer. Ha fatto piccole cose come Ordet e Dies Irae, che, con Gertrud, sono gli unici film suoi che ho. Però c'è tanto altro, è uno dei mostri sacri del cinema. Un po' più mostri e un po' più sacri di molti di adesso. Ma è solo la mia opinione.

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  2. concordo. ovviamente ho dei mostri sacri anche tra i viventi, inutile e provocatorio nominarli :D

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  3. Roby,in mezzo a tutti i film che stai visionando buttaci pure 13beloved di Chookiat Sakwirakul, Thailandia, 2006.Ho cercato nel tuo blog ma non l'ho visto:)

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  4. m'intriga... arriverà presto :P

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