sabato 5 dicembre 2009

À l'intérieur

4

2007, Alexandre Bustillo, Julien Maury.

Basta. Se ho retto questo di horror allora forse ho rotto definitivamente il ghiaccio. Resto ancora un po' prevenuto, nel senso che il film, anche un po' "splatteroso" come questo, deve avere un senso, essere intelligente, arricchire.
Questo lo ha, il senso. Si cala con violenza spregiudicata su un istinto femminile incontrollabile: la maternità.

Trama in brevissimo: c'è un incidente stradale; in una macchina una donna incinta alla guida il cui compagno affianco muore mentre lei non perderà il bambino, nell'altra macchina non si sa che c'è ma lo si scoprirà; è natale, Sarah torna a casa dall'ospedale, vuole stare da sola, ma viene a trovarla una donna, decisa e terribile (la mia amatissima Béatrice Dalle, adattissima al ruolo); ci sarà una mattanza, con un finale sanguinosamente sgravante e irriverentemente natalizio; sfondo: i moti delle banlieue, violenza diffusa.

Le scene iniziali sono straordinarie, propedeutiche. L'incidente è un pezzo di bravura, il tergi che deterge l'aria sfiondando quel che rimane del parabrezza introduce. L'infermiera cinica dell'ospedale, che parla di travagli di durata e sofferenza biblici, presagisce.

La violenza diffusa nella Francia del 2005, l'ira irrefrenabile, trasmigra nella casa. E' un dentro-la-casa. L'oggetto bramato è un dentro-il-ventre, la fecondità agognata, per la quale, se perduta con trauma violento, una donna può diventare peggio del Canaro della Magliana. Terribile è l'ira della puerpera di cadavere sgravata, mi vien da dire.
Mi s'è stretto lo stomaco a vedere certe cose, ma ho trovato il film anatomicamente corretto e chirurgicamente preciso, non posso fare appunti per quel poco che so. Le banlieue entrano nella casa con il ragazzo arrestato per i moti che suo malgrado vi viene trascinato dentro.

Terribile. Film terribile in quanto plausibile.
Ma bello, con un finale, quel suono, straordinariamente logico e giusto.
Presentato a Cannes, pare che la giuria sia uscita a metà proiezione: l'idiozia non conosce confini. Fortunatamente schiere di appassionati lo divulgano e a ragione. Certo, non è un film per tutti, solo poco tempo fa avrei chiuso al primo schizzo di sangue, ma mi sto allenando grazie ad amici che stimo e ho retto.
Ne è valsa la pena. Non è uno splatter, è un gran film, lo si capisce alla fine.

4 commenti:

  1. GIGANTE. Uno dei migliori horror del nuovo millennio.

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  2. anche secondo me, per quel che ho visto finora

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  3. ti giuro roby, quella scena finale così cupa e così rossa e così materna e così malvagia ce l'ho impressa davanti agli occhi che non mi va via neanche col vetril. un'altra grande segnalazione. stavolata però ti ringrazio solo per un 85%, per il 15% ti odio perchè vedere questo film ti fa a tutti gli effetti diventare più cattivo.

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  4. ahah! a te invece un 100% di simpatia :)
    sono affezionato a questo film, ha segnato il mio definitivo ingresso nell'horror.

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