mercoledì 23 dicembre 2009

Un affare di donne

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1988, Claude Chabrol.

Ispirato, non so quanto, alla vera storia di Marie-Louise Giraud, l'ultima (ma anche qua, forse) donna condannata a morte per ghigliottina in Francia nel 1943. All'epoca si usava ancora quella robespierrana, telaio in legno slanciato verso l'alto, lama tranciante in caduta per gravità, cesto di vimini disponibile lato testa per il trofeo. Marie fu condannata per procurato aborto a 20-23 donne del suo paese, aggravante l'aver affittato camere per amiche prostitute.
Marie viveva nella provincia della Francia occupata e la sua condanna fu considerata un esempio dal Generale Petain.
Svolgeva la sua attività con zelo e opportunismo, ma non faceva altro che porre rimedio a donne inguaiate dagli uomini, e da un tribunale di soli uomini fu condannata.

Il film è bello, molto bello. Isabelle Huppert, quasi inutile dirlo, è grandissima.
Ma Chabrol, ed è la seconda volta, la prima fu con quella meraviglia di Les biches, mi ha fatto girare i gioielli fin dall'inizio e quando poi ho letto la frasettina finale ho perso quasi le staffe! Andiamo con ordine...

O fai un film duro e puro (ottimo!), senza dare messaggi, ed allora tutto bene, amici come prima. Oppure ancora fai un film in cui mi parli di una storia vera, ma vera e documentabile (meglio ancora!), ed anche lì, tutto bene. Ma perdio! Se fai un film e ti "ispiri liberamente" ad una storia vera e quindi tu, regista (c'è mezza famiglia Chabrol che ha lavorato a 'sto film) decidi di farla apparire come meglio ritieni, allora mi spiace, ma il messaggio lo giudico senza sconti: mi-piace oppure non-mi-piace. Io però normalmente uso locuzioni più colorite.

Quanto segue, tranne i parentesati, ci tengo a precisarlo, è lo Cabrol-pensiero così come appare dal film:
"Marie è un concentrato di vizi decantato da ogni virtù. Già al primo aborto chiede in cambio del sapone, poi soldi, sempre più soldi (rischia il carcere, lo fa a sconosciute, magari...). Soldi Soldi! Non le bastano mai, allora fa amicizia con una prostituta, cambia casa (stava in un tugurio) con la furberia di affittargli una stanza, poi ne vuole una ancora più grande. Il marito rientrato dal fronte non se lo caga (non lo ama, normale forse), non vuole farci sesso e addirittura gli propone la domestica! (Marie lo pensa, povero, è un idiota incapace). Ha un amante. Il marito, preso da un senso di giustizia (grandissimo figliodi! magnava e beveva e strafumava coi soldi della moglie) la denuncia e finisce in carcere a causa sua ma la causa vera è lei...".

Il finale è meravigliosamente girato, la scena della mozzatura, con tutta la preparazione, con alcuni richiami esterni al carcere, stupenda. Speri che Chabrol abbia almeno concesso, lui sì a differenza di Petain, a Marie la compassione che meritava, si sente la voce fuori campo del figlio, e invece... non ce la fa! E' più forte di lui!
Ci mostra questa perla di frase: "ayez pitié des enfants de ceux que l'on condamne" che significa circa "abbiate pietà dei figli di coloro che condanniamo". COSA?!?!

Mi fermo se no lancio strali di fuoco. Il film è bello in senso assoluto, ed è un'aggravante.

2 commenti:

  1. Ed eccoci a Chabrol. Prima di tutto (oddio, la Prof!), quel "ayez pitié..." io l'ho interpretato letteralmente "abbiate pietà dei figli di coloro che condanniamo", senza alcun richiamo evangelico di cui non credo proprio capace Chabrol. In generale, non mi pare i suoi personaggi ispirino mai sentimenti di pietà, tutt'altro. Comunque, quel "peccato per", mi sembrerebbe troppo crudele e sarcastico, ma potrei certo sbagliarmi. Chabrol NON è tra i miei preferiti e, a dirla tutta, mi sta pure un po' antipatico. I suoi film mi trasmettono sempre una indefinibile senzazione di malessere, ma (come per Haneke) mi affascinano e attraggono fatalmente. Sarà per questa sua raffinata e distaccata rappresentazione della debolezza, della cattiveria e dei vizi umani senza sconti e, credo, senza messaggi.
    Ma resta uno dei grandi, no? magari un po' discontinuo. Nella sua sterminata filmografia mi vengono in mente "Il fiore del male", "Grazie per la cioccolata", "Il buio nella mente" (con la Huppert - paura!), "Il colore della menzogna" (sempre una bravissima Valeria Bruni Tedeschi), "10 incredibili giorni" con Orson Welles. Ora sto aspettando da mesi che arrivi anche in Italia l'ultimo, "Bellamy". Non cosa stiano aspettando.

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  2. grazie per la traduzione che ho corretto. m'ero affidato a google... :D

    non muta la sostanza di Chabrol, e cioè alcuna compassione per Marie da Chabrol che anzi fa di tutto per fartela dispregiare. il fastidio che procura Haneke è anche peggiore, ma diverso.

    e... grazie per i consigli :)

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