giovedì 31 dicembre 2009

La seconda guerra civile americana

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1997, Joe Dante.

In un giorno futuro imprecisato la popolazione mondiale è aumentata tantissimo e guerre e povertà hanno portato flussi migratori biblici verso gli stati uniti. Il governatore dell'Idaho decide di non dare accoglienza a un gruppo di bambini pakistani ed arriva a chiudere le frontiere, ma questo va contro la costituzione. Il presidente usa lancia un ultimatum, dopo il quale l'esercito dovrà procedere ad invadere: è guerra civile. Si crea un effetto a catena che infervora i nazionalisti e rinfocola ataviche questioni etniche e di razza. Altri stati mandano la loro guardia nazionale in aiuto dell'Idaho...

I media che pilotano orari ed eventi, l'influenza delle lobbies, decisioni prese sulla base esclusiva di voti e sondaggi, il governatore dell'Idaho pensa solo a farsi tutte le donne che desidera, parole travisate. Un tourbillion di fatti che si fatica a stargli dietro e certe volte non sai se ridere, perché le situazioni sono talmente allucinanti e ridicole che non puoi farne a meno!, o se inchinarti d'ammirazione per la fanta-molto-scientifica lungimiranza di questa storia.
Certo, cominciare a dar voce ai cannoni per aver scambiato la parola "successione" per "secessione" è
abbastanza sconvolgente.
Secessione dell'Idaho a parte, io di grandi balle non ne ho viste né sentite. Il presidente usa che guarda con trasporto soap-opera non è meno ridicolo di quello che ha definito i taliban un gruppo rock. Tra il governatore dell'Idaho e politici contemporanei il paragone è fin scontato.

Risate intelligenti, satira e fantapolitica con qualche inevitabile momento di sconforto personale per il ridicolo e troppo simile spettacolo che vedo e leggo nei nosti tiggì e giornali, fornito da politici e giornalisti.

Assolutamente da vedere.

1 commento:

  1. Questo è da una vita che vorrei vederlo. Dante è buona parte della mia infanzia.

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