lunedì 21 dicembre 2009

Il mestiere delle armi

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2001, Ermanno Olmi.

Trama storicamente troppo impegnativa per me, la riporto dall'ottima pagina WIKI dedicata a questa opera di stampo storiografico:
"Il mestiere delle armi narra degli ultimi giorni di vita di Giovanni dalle Bande Nere, pseudonimo di Giovanni De' Medici, soldato di ventura italiano al servizio dello Stato Pontificio durante le guerre d'Italia nella prima metà del XVI secolo.
Dopo la formazione della Lega di Cognac tra Papato, Francia e Repubblica di Venezia contro lo strapotere di Carlo V, re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero, un'armata imperiale di lanzichenecchi luterani al comando del veterano Georg von Frundsberg scende in Italia con l'obiettivo di saccheggiare Roma e punire il voltafaccia del Papa.

Consapevole della scarsità delle proprie truppe, Giovanni adotta una tattica basata sull'impiego di un manipolo di cavalleggeri e archibugeri a cavallo. Attacca con brevi schermaglie i vettovagliamenti degli imperiali in modo da ritardarne la marcia.
Il marchese di Mantova Federico Gonzaga, intenzionato ad evitare la guerra sui suoi territori, sceglie di lasciare via libera ai lanzichenecchi. Li lascia transitare attraverso la porta fortificata di Curtatone negando il passo, poche ore dopo, alle truppe pontificie guidate da Giovanni.
Contemporaneamente il Duca di Ferrara Alfonso I d'Este, in cambio del matrimonio di suo figlio con una principessa imperiale, dona a Frundsberg quattro pezzi di artiglieria (falconetti) in grado di perforare qualsiasi tipo d'armatura.
"

Come vedete, oltre a guardare il film occorre una competenza storica importante. Olmi se l'è fatta e ha scelto non a caso di parlare di Giovanni dalle Bande Nere. Nobile nell'animo prima che nel gesto poi coerente, uomo di cui andar fieri, ha avuto una compassione assoluta fino alla morte persino per chi lo ha tradito.
Lo scopo qua non è parlare della guerra e forse nemmeno di Giovanni de Medici che pure ne ricava giusto tributo. La sofferenza della guerra, quella diretta dei soldati, quella indiretta dei familiari (struggenti le semplici lettere che riceve dalla moglie), la più volte citata sofferenza delle popolazioni civili inermi, i soli senza alcuna difesa e per i quali sono nemici anche i soldati amici coi loro saccheggi di beni e persone.

Olmi al solito riesce benissimo nel suo intento. Oltre alla grandiosità di alcune scene (i movimenti in marcia dei soldati sembrano processioni!), la musica sacra in costante sottofondo vuole rendere il dio cristiano partecipe e responsabile. Nessuno ne esce condannato, proprio con lo stesso atteggiamento di Giovanni, Olmi ti fa apparire anche la distruzione di un crocifisso di legno non come una profanazione ma come il significativo risultato di una situazione che si drammatizza nell'esigenza primaria: serve legna da ardere in un inverno nevoso.
E' un film Epico e di Compassione, estremamente contro alla guerra come pochi se n'è visti.

Grandissimo Olmi!
Sono un suo fan, non è una novità, ma questo film non è per "olmisti", vorrei sottolinearlo.


2 commenti:

  1. Sinceramente questo l'ho visto in due tranche...cavolo me l'aspettavo un pò diverso. Concordo sul film epico e sulla compassione.

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  2. questo è uno dei Capolavori Assoluti Italiani. me lo devo rivedere...

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