sabato 19 dicembre 2009

Pokój Saren - The Roe's room

2
1998, Lech Majewski.

Se la morte è la certezza dell'uomo materiale la solitudine di fronte all'immenso è quella dell'uomo spirituale che si mette da parte, introspettivo spettatore, ed osserva ciò che avviene, guarda l'esterno per guardarsi all'interno, sanguina nei punti fermi imposti, gioisce degli spazi non confinabili nemmeno dai muri di una casa da dove non esce mai e nella quale la natura, la vita prenderà inarrestabile il sopravvento sventrando i muri partendo da un germoglio rampicante, non un impalpabile cielo ma una prateria in una stanza mondo, da falciare per resistere ancora senza cedere alla materia e continuare la ricerca del grande significato, che puoi intravedere e non cogliere ché se lo cogli lo descrivi e se descrivi la bellezza che è la grande legge è come se la distruggessi, non c'è staticità in quel mondo elevato e puoi solo accomodarti passeggero su quell'onda, e goderne fino all'ultimo saluto che sarà come il primo vagito su un candore di neve...

Il polacco Lech Majewski, nella foto, artista totale, ha scritto, diretto, ha composto le musiche di questo film-opera da lui definito autobiografico. Film di una bellezza disarmante, sono ancora estasiato ma non grido, dopo una visione così non si grida.
Non ho scritto una recensione, è evidente. Ho solo messo insieme alcune delle sinapsi che m'ha scatenato perché un film del genere questo provoca: ammirazione per tanta bellezza e pensieri. Metafore delle stagioni dell'anno e della vita, la storia e le immagini compongono un polittico di fotogrammi a rappresentazione di un testo poetico ed intimo leggibile nei sottotitoli che è anche il testo del canto nella musica, crepuscolare e bellissima, che accompagna tutta la visione.

La musica, vera protagonista al servizio della quale sono le immagini, è paragonabile per intensità e timbro a quella di due compositori contemporanei che amo alla follia, il belga Wim Mertens e il francese René Aubry. Di Mertens si sentono le arie liriche, le ripetizioni senza ritornelli, l'incessante ripetitività variabile, ossimoro necessario. Di Aubry i pizzicati nella ritmica dei contrabbassi e dei bassi tuba e in generale l'uso degli archi. Di entrambi la bravura, ma sono solo paragoni, per rendere l'idea e far capire che se come me amate quei 2 compositori guardando questo film resterete di sasso. Questa musica di Majewski, sia chiaro, è originalissima e distinguibile, possente e dolce.

E' già inserito nella mia personale lista dei Capolavori Assoluti, da guardare più e più volte.

2 commenti:

  1. Prendo nota assolutamente anche di questo.

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  2. grazia, l'hai più visto questo capolavoro?

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