martedì 22 dicembre 2009

Apoteosi di Olympia

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1938, Leni Riefenstahl.

A sinistra la locandina della prima parte, "Il festival delle nazioni", che ho visto per spezzoni significativi. A destra la seconda parte, più breve ma con quello che più volevo vedere, "Il festival della bellezza", e già il titolo esprime.

Leni Riefenstahl è un personaggio difficile, non intendo esaminarlo umanamente in questa sede
, anche se la fama di regista del reich non è qualcosa che si può ignorare. Ad ogni modo leggetevi la storia su WIKI e fatevi l'idea che preferite, io ho la mia ovviamente ma preferisco concentrarmi, in questa sede, sul Cinema.

E sul Cinema parlo dicendo che questa donna, a 36 anni, ha fatto questo capolavoro di cui poi avrò di che dire, e questo, nel 1938, in qualsiasi regione o regime del pianeta, è semplicemente incredibile! Quindi care donne, andatene fiere, considerando anche la grandissima innovazione che Leni ha portato alle tecniche di ripresa, al montaggio, ecc... . Durante le riprese ha coordinato un numero di macchine da presa e di uomini (n.b.: uomini!) impressionante. Per mesi poi si è dedicata, sempre in prima persona, al montaggio, alla scelta delle musiche. Un personaggio di capacità impressionante.

E fin qua sarebbe solo grande profusione d'impegno e mezzi. E con quale risultato?

Della prima parte, famosissima per alcune scene come la cerimonia della torcia olimpica, prima volta assoluta ed invenzione di Leni, e poi delle stratosferiche vittorie di Jessie Owens, afroamericano con 4 ori, notissima l'espressione malmostosa di hitler che comunque non si ritrasse alla cerimonia di premiazione.

Nella seconda parte Leni, a mio parere e non solo mia, tira fuori con grandissimo talento la componente artistica del gesto sportivo, la sua epica, metafora della vita, la ritualizzazione delle sfide della stessa. Ex sportiva oltre che ex ballerina ed attrice, Leni conosce la materia che deve ritrarre e conosce ed evolve meravigliosamente le tecniche di ripresa. Ripeto: non bastano i mezzi, bisogna sapere cosa si vuole fare. E Leni lo sapeva. Qualche esempio.
Barche a vela: ti chiedi dove possa aver posizionato la telecamera, immagini di dinamismo eccelso, sembrano motoscafi.
Scherma: combatte addosso e con gli atleti schermidori, gli respira addosso, li inquadra da ogni angolatura e l'avversario è sempre vicinissimo, una sfida senza tregua, gladiatoria.
Lotta e Pugilato: qua, come in altri punti, impressiona lo sfondo scuro neutro, i 2 atleti si sfidano come su un altare, la lotta nobile li innalza.
Cavalli in aperta campagna: una corsa tra ostacoli di difficoltà improponibile oggi, scarrellate (o cosa?) velocissime con macchina immobile, non vibra nemmanco e t'inquadra la testa in primo piano di un cavallo trafelato che spinge fortissimo. Emozionante.
Canottaggio: guardatevi le riprese delle attuali olimpiadi se vi capita. Sono copiate da Leni.
E tanto ancora... ma mi sono riservato il finale col botto.

I tuffi.
Famosissime queste scene, compaiono spesso in tivvù, ma vedere tutti i 10' di, questa sì, Apoteosi di Bellezza è ubriacante, da Sindrome di Stendhal. Come la musica, cominciano con un ritmo leggero, ma continuo e costante, vedi i volteggi dei bellissimi atleti susseguirsi senza sosta, qualche ripresa subacquea, e poi, il finale, è tutto un volteggiare di angeli, confondi il cielo con l'acqua, la telecamera parallela al piano ruota sull'asse verticale e non c'è nulla da fare: cominci a volare anche te.
Non ci sono aggettivi per definire questa sequenza che chiude la parte sportiva, poi 3 minuti di cerimonia finale, ma sei sfinito, la guardi con sollievo per quanto grandiosa anche questa.

Capolavoro Immortale.

2 commenti:

  1. Insieme ad Amelia Earhart la cosidero fra le più grandi della scena mondiale del XX secolo per la loro formidabile tenacia .

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  2. grande roby! quante ne sai...
    c'è un film uscito quest'anno a lei dedicato, Amelia di Mira Nair, con la Swank. non so com'è 'sto film però.

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