mercoledì 23 dicembre 2009

L'imbalsamatore

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2002, Matteo Garrone.

Film d'esordio dell'ormai e giustamente acclamato Matteo Garrone dopo quella meraviglia di Gomorra. Questo ne contiene già tutti i prodromi, lo stile che guarda a Sorrentino e da lui ne è guardato, ma da cugini, con connotati ben diversamente definiti e qualche gene in comune, a cominciare da Napoli.

Peppino Profeta è un nano di chigiana memoria e abitudini, e fa di mestiere l'imbalsamatore. Qualche amicizia oscura, gente che con lo yacht naviga tra palazzoni di periferia, lavora prevalentemente su animali ma ha competenze apprezzate che vanno oltre. Conosce un giovane ragazzo mite e facilmente influenzabile, Valerio, se ne infatua e lo porta a lavorare con sé in cambio di lauti guadagni. Un'amicizia ambigua oltre che una collaborazione professionale. Durante un viaggio a Cremona Valerio s'innamora ricambiato di Debora che riparte con loro, e cominciano i problemi, viene fuori la natura inquietante di Peppino che osteggia in ogni modo la relazione e non si arrende nemmeno nelle nebbie padane dove Valerio e Debora si sono trasferiti anche per sfuggirgli...

Dicevo i prodromi. Garrone dipinge un noir intenso, anche le riprese diurne ad ampio raggio sono scorate da ambientazioni glabre. Le musiche palpitano come le immagini e i personaggi, scelte con cura.
Finalmente poi, anche tra gli italiani, uno che usa la telecamera come strumento d'offesa! Graffiando i personaggi, tagliandoli a pezzi, la focale sul pezzo di pelle che trasmette! Mi sono entusiasmato a tratti, non mi pareva vero, e mi sono goduto quasi tutto il resto. A furia di guardare film questo uso del mezzo fondamentale del cinema mi concentra sempre più l'attenzione, è l'atto fisico del regista, da come lo compie mi si accendono i led sugli allarmi, guardo il film ed immagino il set.

Bravissimo Ernesto Mahieux nel panni del perverso Peppino, grande interpretazione. Nella scena finale ha aspetto e comportamenti spaventosi.

Per quel poco che ne so, Sorrentino e Garrone sono tra le più splendide realtà italiane, penso anche a un'altra meraviglia, Le conseguenze dell'amore. Noir all'italiana? Non etichettiamo.
Grande Cinema, questo si può dire, con fierezza non campanilistica ma sociale, che incoraggia.

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